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Mercato ittico galleggiante, nessuna pausa estiva per il cantiere. Nei prossimi giorni il prelievo dei campioni d’acqua per il monitoraggio    


Taranto 14 agosto 2020 – Nessuna pausa estiva per il cantiere del mercato ittico galleggiante. Il commissario straordinario per la bonifica dell’area vasta di Taranto, Vera Corbelli, con il supporto del Dipartimento di biologia del Politecnico di Bari e con il Raggruppamento Temporaneo di Imprese -RTI –  Serveco/Stess porta avanti senza interruzioni le attività del progetto.
Nei prossimi giorni verranno effettuati i prelievi dei campioni d’acqua nei punti previsti dal piano di monitoraggio ed anche il prelievo dei mitili per le prime analisi. Infatti sono in corso le attività di monitoraggio ante-operam che prevedono l’acquisizione dei dati con le sonde installate sulle boe ed hanno impiantati i mitili per le attività di mussel watch.
Contestualmente partiranno anche le attività del monitoraggio “in corso opera” e le attività per il montaggio delle barriere antitorbidità. Sono inoltre in fase di ultimazione le attività per installazione del cantiere a terra.

Le bonifiche “invisibili” di Taranto: spesi 60 milioni in studi e progetti, ma per la città non sono serviti. “Abbiamo bisogno di tempo”

Da un lato una visione, un progetto, un’idea. Dall’altra la realtà, crudele e quotidiana. Il dilemma della bonifica di Taranto dopo il presunto disastro ambientalecausato dai veleni dell’Ilva è tutta qui. Da un lato Vera Corbelli, la commissaria straordinaria per le bonifiche nominata dal governo di Matteo Renzi nell’estate 2014 e confermata dal primo governo Conte nell’estate scorsa, dall’altra gli operai e gli abitanti del capoluogo jonico, dilaniato dal dilemma salute-lavoro. In cinque anni dalla sua nomina, Vera Corbelli ha speso oltre 60 milioni di euro, ma per i tarantini quelle bonifiche sono ferme, non si sono mai viste.

Esiste un gap tra l’immenso studio fatto dal commissario e la percezione dei cittadini: un divario apparentemente ciclopico che è spiegabile solo attraverso la conoscenza approfondita delle parti in gioco. Su un estremo c’è la geologa calabrese Corbelli: donna di scienza, di studi, di progetti. Su quello opposto una città esasperata, disillusa e indolente, con il vizio di innalzare o seppellire chiunque si avvicini al suo dramma. “Potevo semplicemente bonificare i siti indicati dal ministero coninterventi veloci e mirati, ma non avremmo risolto gli atavici problemi di Taranto: ho scelto di studiare in modo multidisciplinare i danni causati dall’inquinamento per trovare soluzioni efficaci e garantire al territorio la possibilità di produrre anticorpi che possano domani evitare il ritorno a queste drammatiche condizioni”.

Nel suo piccolo ufficio al quinto piano della Prefettura di Taranto, Vera Corbelli per la prima volta spiega in modo dettagliato il suo lavoro. Per due ore parla in modo appassionato ed estremamente tecnico: falde, campionamenti, studi, caratterizzazioni, capping, barrieramenti. Ed è qui che emerge il principale limite di questa vicenda: bonificare Taranto non è cosa semplice, anzi. Il territorio ionico non è stato violentato solo dalle emissioni dell’acciaieria. Ci sono i danni creati in Mar Piccolo dalla Marina militare che qui ha la principale base navale del sud Italia. E poi ancora i danni creati nelle terre della provincia dai privati che hanno interrato tonnellate di rifiuti pericolosi arrivati fino alla falda acquifera. C’è la cosiddetta“bomba Cemerad”: un capannone tra Taranto e il piccolo comune di Statte in cui sono conservati centinaia di fusti radioattivi. Serve tempo, insomma. Tanto tempo.

Ma nell’era dei social non basta studiare e avviare i progetti, bisogna saper raccontare i passi compiuti. Soprattutto a Taranto. “Ma cosa devo raccontare? – chiede quasi sorpresa Corbelli – Io sono una scienziata se non ho una validazione di dati io non posso diffonderli. E poi mi creda, tutte le volte che sono stata invitata a qualche convegno o a qualche incontro pubblico, ho cercato di spiegare anche ai giornalisti presenti quello che stiamo facendo. Ma non basta un’intervista di pochi minuti per descrivere tutto. È troppo grande, troppo complesso”. Già, non basta. Nemmeno quegli interventi sono sufficienti. E per i tarantini quelle manifestazioni diventanopasserelle. Le verità svelate dalle inchieste giudiziarie hanno esasperato gli animi e amplificato i pregiudizi: lo Stato, qui, è percepito a prescindere quasi come uncomplice del disastro.

“Taranto – spiega Corbelli – è come un corpo attaccato da batteri: è necessario lavorare non sugli effetti, ma sulle cause affinché in futuro il problema non si ripresenti”. La scienziata campana non vuole semplicemente sanare i danni, vorrebbe affrontare tutto il “problema Taranto”. Ha coinvolto università e Politecnico, contattato centri di ricerca provenienti da diversi Paesi. Lo Svimez lo ha ritenuto un modello facendo di Taranto un caso unico in Italia e nel mondo.

Corbelli ha firmato decine e decine di protocolli di intesa con gli enti pubblici e sostenuto una serie di progetti distribuendo fiumi di denaro. Tra il 2017 e il 2018, per fare qualche esempio, sono stati trasferiti all’Autorità Portuale di Taranto ben 18 milioni di euro. Altri 2 milioni di euro sono finiti nelle casse del Comune ionico. E poi oltre 700mila euro all’Università di Bari, altri 660mila euro al Politecnico. Complessivamente le risorse a disposizione del commissario ammontano a 214 milioni di euro di cui il 99% è già stata impegnato. Le risorse già trasferite sono ben 138 milioni di euro e quelle già liquidate superano di poco i 64 milioni di euro.

Insomma tanti soldi che, però, agli occhi dei tarantini non sono serviti a nulla. Ma Vera Corbelli non ci sta. Elenca i principali interventi e spiega ogni dettaglio. “Per il Mar Piccolo in particolare è stata definita un’azione di sistema articolata in diverse azioni come gli interventi per la mitigazione degli impatti derivanti dagli scarichi, l’abbattimento delle fonti di contaminazione, la bonifica degli ordigni eresiduati bellici, persino la tutela, il monitoraggio e la traslocazione di specie di interesse conservazionistico. Come i cavallucci marini che proprio a Taranto hanno trovato casa”. Ma soprattutto dal Mar Piccolo sono già state recuperate montagne di rifiuti: oltre 86 tonnellate di autovetture, 156 tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati e ben 197 tonnellate di relitti metallici, eliche, cavi di acciaio e altro materiale. Ed è quest’ultima parte che spiega meglio di altre come l’inquinamento nelle acque ioniche non sia arrivato solo da Ilva, anzi: il principale indagato della vicenda sembra la Marina militare che con le sue basi navali è stato al centro di una feroce polemica nei mesi scorsi. Ora i lavori si stanno concentrando anche sul Mercato Ittico Galleggiante, intervento inizialmente non previsto nella bonifica: “Doveva risolversi tutto con una colata di cemento e invece – ribatte Corbelli – ho bloccato tutto: ho attivato una progettazione olistica che tenesse conto delle complessità”. Presto saranno assegnati i lavori per la fase successiva e al progetto hanno aderito diverse università tra le più prestigiose al mondo.

Ma soprattutto è dell’ex “Cemerad” che il commissario si vanta. La bomba ecologica che aveva portato a Statte, comune alle porte di Taranto, i fusti contenenti materiale radioattivo e poi sorgenti e filtri industriali che contenevano polveri provenienti dall’esplosione e dalla nube radioattiva di Chernobyl. Un’operazione che oggi è al 90% del suo completamento: “Il deposito oggi è in sicurezza e sono stati allontanati oltre 12mila fusti di circa 16.500″. Completo è invece il progetto di bonifica delle scuole del quartiere Tamburi: il primo e unico progetto definito, però, ha il sapore della beffa.

Poco dopo la consegna degli edifici, la procura di Lecce sequestrò le adiacenticollinette ecologiche: costruite negli anni ’70 per proteggere il rione a ridosso dell’Ilva, erano state realizzate con materiali di produzione ritenuti nocivi per la salute. Le scuole furono chiuse per ordinanza del sindaco Rinaldo Melucci e riaperte solo quando le autorità sanitarie garantirono per la salute degli alunni. Poi è arrivato il Covid e le scuole hanno nuovamente chiuso i battenti. Insomma a distanza di anni ci sono studi in corso e progetti che sulla carta sarebbero in grado di risolvere atavici problemi di un territorio disperato. Ma ai tarantini tutto questo non basta: sono parole e passerelle. E gli studi, come i protocolli di intesa avallati dalle istituzioni locali con i Riva negli anni scorsi, sono carte vuote. Uno scontro difficile da sanare. Impossibile, forse.

[27 luglio 2020 – Francesco Casula]

Bonifiche Taranto, progetto Verde Amico dà lavoro a 143 persone

TARANTO –  Grazie al progetto «Verde Amico», che ripartirà il 24 agosto, torneranno al lavoro per tre mesi i 143 ex dipendenti di Taranto Isolaverde, società partecipata della Provincia messa in liquidazione, grazie alle risorse stanziate dalla struttura commissariale delle Attività di Bonifica per Taranto, guidata da Vera Corbelli. E’ emerso nell’incontro convocato in videoconferenza dal prefetto Demetrio Martino, al quale hanno partecipato l’assessore regionale allo Sviluppo economico Mino Borraccino, il Comune, la Task Force regionale per l’occupazione, la società Infrataras, la struttura commissariale e i sindacati. “L’obiettivo – spiega in una nota Borraccino – ora è quello di costruire con tutti i soggetti istituzionali interessati un percorso finalizzato a dare una prospettiva di stabilità a questi lavoratori, individuando le risorse nell’ambito del Tavolo del Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis) per Taranto, anche in considerazione della grande necessità di svolgere attività di bonifica in tutta la provincia jonica». Per la commissaria Corbelli «è una buona notizia il ritorno alle attività dei lavoratori». Le aree oggetto di una «bonifica leggera – precisa in una nota – sono quelle individuate nella progettazione per la fase 2, ma si opererà nuovamente anche sulle sponde del Mar Piccolo (fase 1), interessate da nuovi accumuli di rifiuti. Grazie alle economie siamo riusciti a giungere al risultato di oggi. Abbiamo già trasferito al Comune di Taranto le nuove risorse». Corbelli auspica «le condizioni per strutturare il progetto sul lungo periodo consentendo in modo stabile azioni di riqualificazione ambientale e reintegrazione sociale. Ad oggi – sottolinea – sono stati rimosse circa 150 tonnellate di materiale abbandonato, tra cui reti, bottiglie e imballaggi in plastica, inerti da scarti edili, rifiuti pericolosi (gestiti attraverso ditte specializzate)». Il «Censimento» delle aree interessate, realizzato dalla struttura commissariale con i Carabinieri del Noe di Lecce, ha registrato «405 siti con presenza di materiale abbandonato» nell’area di crisi complessa di Taranto.

Verde Amico, Vera Corbelli: Buona notizia la riattivazione, ora intercettare nuove risorse

 

È una buona notizia il ritorno alle attività dei lavoratori del progetto Verde Amico il prossimo 24 agosto – ha detto Vera Corbelli, Commissario Straordinario per la bonifica di Taranto – Il tavolo tecnico che si è riunito in Prefettura ha verificato che possano tornare a lavorare gli operai che già erano in servizio al momento dell’esaurimento dei fondi economici. Le aree che saranno oggetto di intervento di bonifica leggera sono quelle individuate nella progettazione per la fase 2, ma si opererà nuovamente anche nelle aree delle sponde del Mar Piccolo, già oggetto di attenzione nella fase 1, e che sono state interessate da nuovi accumuli di rifiuti.  Grazie alle economie delle attività del Commissario siamo riusciti a giungere al risultato di oggi. Abbiamo già provveduto a trasferire al Comune di Taranto le nuove risorse. Mi auguro che con l’impegno economico di tutte le Istituzioni coinvolte si creino le condizioni per strutturare il progetto sul lungo periodo consentendo in modo stabile l’espletamento di azioni di riqualificazione ambientale e reintegrazione sociale.

Ad oggi sono stati rimosse circa 150 tonnellate di materiale abbondonato, tra cui reti, bottiglie ed imballaggi in plastica, materiale inerte derivante dall’attività di demolizione e costruzione, rifiuti pericolosi (gestiti attraverso ditte specializzate) ed altro. Gli obbiettivi fin qui raggiunti dall’attuazione del progetto, nonché la volontà dei vari Enti Istituzionali coinvolti e le ricadute ambientali e sociali dello stesso, hanno reso opportuno il proseguimento delle attività su altri siti individuati come “critici” nell’Area di crisi ambientale nell’ambito dell’attività “Censimento e schedatura delle aree interessate da abbandono di rifiuti e discariche abusive”, realizzata dal Commissario Straordinario con il supporto del Comando Carabinieri NOE di Lecce (azione che ha visto un censimento di 405 siti con presenza di materiale abbandonato).

Svimez promuove Taranto, volano di sviluppo Giannola: Nel Mezzogiorno ci sono i motori per la crescita del Paese 

Il Piano del Sud proposto oggi dal Governo ed in particolare dal Ministro Provenzano non è adeguato. Non risponde alla necessità di un progetto strategico per il Mezzogiorno che abbia un quadro ed una vision sostenibile e la necessità di strumenti operativi capaci di indirizzare la spesa pubblica e gli investimenti privati. E’ il pensiero condiviso dai relatori intervenuti al seminario webinar “Il Mezzogiorno nello Sviluppo del Paese”, promosso dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appenino Meridionale su iniziativa del Comitato Civico CammiNaTA, insieme con  l’Area Metropolitana di Napoli, da CGIL, CISL, UIL Taranto.

“In questo momento il Mezzogiorno è la risorsa fondamentale per il Paese purché ci si investa e lo si sappia interpretare. Se si guardano i numeri, ci accorgiamo che il Sud e il Paese nel suo complesso hanno perso la terza guerra mondiale rispetto agli altri Paesi europei – lo dice Adriano Giannola, Presidente Svimez – L’istituto che presiedo ha proposto un Piano per l’Italia al Ministro Provenzano che con poche operazioni può rimettere in moto il Paese e invertire la marcia, assestare e recuperare – prosegue Giannola.  Abbiamo individuato quattro poli, quattro realtà nuove, le aree ZES: Bari, Taranto, Napoli  e Gioia Tauro. I quattro migliori porti del Mediterraneo sono in queste città. Un quadrilatero che è il Mezzogiorno continentale. Se si mettono in moto questi 4 motori collegandoli all’agricoltura e governando le aree di retro porto si aiuta il Paese a crescere. C’è bisogno di burocrazia zero e zone doganali intercluse per esempio. Non servono investimenti ma occorre renderle attrattive.  Adriano Giannola nel corso del suo intervento cita più volte il lavoro di Vera Corbelli come esempio di buone pratiche parlando di aree vaste e di filiere territoriali – logistiche che se connesse diventano sistemi e crescita economica del Paese.

“Il fatto che l’Europa abbia chiesto scusa all’Italia e poi abbia concesso risorse economiche con precise condizionalità – spiega Giannola –  nasce da una riflessione strategica ed opportunistica: l’Italia e il Mezzogiorno sono il baricentro del Mediterraneo. Si tratta di un mare strategico, il più trafficato del mondo.  L’Italia è un ospite in quel mare e lo è anche la Germania. Dunque perdere la frontiera sud dell’Europa significa la fine dell’Unione Europea. Ecco dunque che oggi ci sono le condizioni affinché il Mezzogiorno possa essere rilanciato. Non è per bontà questa corsa per salvare l’Italia, ma c’è l’interesse comune perché il Mediterraneo è cruciale  Facciamo una operazione verità: per 15 anni c’è stata intollerabile gestione delle risorse nel Paese. Ogni anno circa 60 miliardi di euro non vanno al sud ma al nord in barba alle leggi e gli Stati Generali non hanno fatto emergere questa cosa. L’aiuto dell’Europa oggi è fondamentale. Per la prima volta l’Europa ha capito il significato euro – mediterraneo” 

Il Distretto dell’Appenino Meridionale, guidato da Vera Corbelli, ha stilato un “Piano per il governo e della gestione delle risorse acqua e suolo e del sistema territoriale ed infrastrutturale connesso”, quale significativo contributo al rilancio della “macro regione del Mezzogiorno” nel contesto del Bacino del Mediterraneo.

Abbiamo presentato la nostra proposta per il piano per il Mezzogiorno al Ministro Provenzano ma ad oggi non se ne vedono gli effetti “, ha detto Vera Corbelli, Segretario del Distretto dell’Appenino Meridionale e Commissario Straordinario per la bonifica di Taranto.  Il Mezzogiorno è spesso oggetto di slogan e di annunci, per noi è stato un luogo dove  far emergere le eccellenze. La bonifica in corso a Taranto ci ha consentito di operare per diventare modello innovativo e best practices. Le attività di rigenerazione ambientale oggi in corso sull’Area Vasta di Taranto rappresentano un modello da applicare in altri luoghi con criticità ambientali simili, così come sta accadendo per Bagnoli, in Campania. In 5 anni di attività a Taranto abbiamo fatto un percorso innovativo unico, sia  dal punto di vista amministrativo burocratico che dal punto di vista dei processi scientifici e metodologici adottati.  Taranto può e deve essere protagonista di un’azione di rilancio del Mezzogiorno e dell’intero Paese. Tale attività passa anche per un altro patrimonio del territorio: la risorsa acqua. Un patrimonio sul quale noi già stiamo investendo con la pianificazione strumenti a livello europeo nazionale ed europeo. L’area  del Distretto dell’Appennino Meridionale che si configura con una sua dimensione fisiografica, – prosegue la Vera Corbelli   rappresentando nel contempo uno scenario sul quale  impostare una strategia attiva e partecipata del governo del sistema territoriale-ambientale, quale volano per l’avvio di processi economici e sociali di estremo rilievo nell’attuale congiuntura economica, concorrendo all’attivazione di dinamiche di crescita i cui riverberi positivi possono ricadere sui tessuti socio-economici del Mezzogiorno e del Paese. Ad oggi, nel contesto nazionale ed internazionale, “processi e percorsi integrati” configurati in una visione olistica, come quella ipotizzata, sono stati sviluppati e in corso di realizzazione in ristrette aree o per singole tematiche che hanno dato e stanno fornendo riscontri particolarmente positivi. La stessa Autorità ha in corso azioni così strutturate in aree pilota ed in contesti altamente complessi, con ritorni tecnico-operativi-gestionali di alta significatività, come è il caso del laboratorio in scala reale Taranto”.

Si tratta di temi sui quali opera e lavora l’Associazione Cammina_Ta, promotrice del seminario e impegnata per il rilancio del Mezzogiorno. “Le leggi operanti in materia di pianificazione, intesi come sintesi di urbanistica e economia, sono spesso poco aderenti alle complesse realtà territoriali e alle loro necessità di sviluppo socio-economico. La prima legge risale al 1942 – spiega Terenzio Lo Martire, Presidente CammiNaTa – e tutte quelle che sono succedute non hanno mai perso le radici dello standard urbanistico, che se andava bene nel periodo della ricostruzione post bellica oggi purtroppo non va più bene. Purtroppo se è necessario parlare di infrastrutture “nazionali” è altrettanto evidente che la domanda da porsi è se queste infrastrutture sono realmente importanti per lo sviluppo strategico , o forse è il caso di cominciare a parlare di aree strategiche per le quali le armature rappresentano lo scheletro di supporto ? Forse è il caso di cominciare a pensare lo sviluppo come un sistema organico e funzionalmente gerarchizzato”. 

 

Link al video delle testimonianze:  https://youtu.be/9OyPJNH9E0o

 QUOTIDIANI


AGENZIE

Sud: commissario, “Bonifica Taranto modello innovativo” 

Pubblicato: 11/07/2020 12:58
(AGI)  – Taranto, 11 lug. – “Il Mezzogiorno è spesso oggetto di slogan e di annunci, ma per noi è stato un luogo dove raccontare e far emergere le eccellenze. La bonifica in corso a Taranto ci ha consentito di operare per diventare modello innovativo e di buone pratiche”. Lo ha dichiarato Vera Corbelli, commissario di Governo per la bonifica di Taranto, al webinar sul tema: “Il Mezzogiorno nello sviluppo del Paese, le bonifiche un’opera centrale per il rilancio dell’economia dei territori”.
Per il commissario Corbelli, “le attività di rigenerazione ambientale oggi in corso sull’Area Vasta di Taranto, rappresentano un modello da applicare in altri luoghi con criticità ambientali simili così come sta accadendo per Bagnoli in Campania”. “In 5 anni di attività a Taranto – ha proseguito Corbelli, che è anche segretario generale dell’Autorità distrettuale – abbiamo fatto un percorso innovativo unico, sia dal punto di vista amministrativo burocratico, che dal punto di vista dei processi scientifici e metodologici adottati”. (AGI)

TA1/ADV

Sud: commissario, “Bonifica Taranto modello innovativo” (2) 

Pubblicato: 11/07/2020 12:58

(AGI) – Taranto, 11 lug. – Per Corbelli, “il Tavolo istituzionale e il Contratto di sviluppo attivato con il precedente Governo” rappresentano “un modello di governance istituzionale che mi auguro possa andare avanti. È un esempio concreto di condivisione istituzionale, di visione di sistema e di velocizzazione dei processi. Taranto – ha aggiunto il commissario di Governo alla bonifica – può e deve essere protagonista di un’azione di rilancio del Mezzogiorno e dell’intero Paese. Tale attività passa anche per un altro patrimonio del territorio: la risorsa acqua. Un patrimonio sul quale noi già stiamo investendo con la pianificazione strumenti a livello europeo nazionale ed europeo. Abbiamo stilato un piano per il governo e la gestione delle risorse acqua e suolo e del sistema territoriale ed infrastrutturale connesso, quale significativo contributo al rilancio della “macro regione del Mezzogiorno” nel contesto del bacino del Mediterraneo”, ha annunciato Corbelli.
“Ad oggi – ha proseguito – nel contesto nazionale ed internazionale, processi e percorsi integrati configurati sono stati sviluppati e in corso di realizzazione in ristrette aree, o per singole tematiche, ed  hanno dato e stanno fornendo riscontri particolarmente positivi. La stessa Autorità distrettuale – ha concluso Corbelli – ha in corso azioni così strutturate in aree pilota ed in contesti altamente complessi, con ritorni tecnico-operativi-gestionali di alta significatività ed è il caso del laboratorio in scala reale Taranto”. (AGI)
TA1/ADV

Sud: Giannola (Svimez), “L’Italia si sta meridionalizzando” 

Pubblicato: 11/07/2020 12:55
(AGI) – Taranto, 11 lug. – “In questo momento il Mezzogiorno è la risorsa fondamentale per il Paese purché ci si investa e lo si sappia interpretare”. Lo ha detto Adriano Giannola, presidente della Svimez, ad un webinar sul tema: “Il Mezzogiorno nello sviluppo del Paese, le bonifiche un’opera centrale per il rilancio dell’economia dei territori” promosso da Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino meridionale insieme ad Area metropolitana di Napoli, Cgil, Cisl e Uil Taranto e comitato civico “CammiNaTa”, fusione delle sigle di Napoli e Taranto.
Per Giannola, “pensare di ripartire con i meccanismi che vedono un Nord privilegiato come indicano Bonaccini e  Bonomi ci porterà verso il rafforzamento della crisi economica. E’ anche politicamente non corretto. Ciò sta accadendo nelle Marche, in Umbria, che sono in area convergenza, anche il Piemonte è in area della convergenza mentre la Toscana ci sta arrivando, ci dice che il Meridione avanza nel Paese e l’Italia si sta meridionalizzando – sostiene il presidente Svimez -. Milano non è più una metropoli europea, è stata superata da Bratislava. Non possiamo più permetterci di continuare in questa direzione. L’Italia – ha proseguito – è sempre più marginale nell’Unione Europea. Di qui a 15 anni la questione meridionale sarà una questione conclusa per eutanasia”. (AGI)

TA1/ADV

= Sud: Giannola (Svimez), “L’Italia si sta meridionalizzando” (2) 

Pubblicato: 11/07/2020 12:55

(AGI) – Taranto, 11 lug. – Secondo Giannola, “il  fatto che l’Europa abbia chiesto scusa all’Italia e poi abbia concesso risorse economiche con precise condizionalità (investimenti green e smart, sostenibilità e sviluppo sostenibile, riduzione delle disuguaglianze e coesione sociale) nasce da una riflessione strategica ed opportunistica: l’Italia e il Mezzogiorno sono il baricentro del Mediterraneo. Si tratta di un mare strategico, il più trafficato del mondo. La Svimez – ha poi detto il presidente Giannola – ha proposto un Piano per l’Italia al ministro Provenzano che poche operazioni può rimettere in moto il Paese e invertire la marcia, assestare e recuperare. Abbiamo individuato 4 poli, 4 realtà nuove, le aree Zona economica speciale: Napoli, Bari, Taranto e Gioia Tauro. I 4 migliori porti del Mediterraneo sono in queste città – ha detto – Un quadrilatero che è il Mezzogiorno continentale. Il quadrilatero ha missione di trasversalità. Se si mettono in moto questi 4 motori collegandoli all’agricoltura e governando le aree di retroporto –  ha concluso Giannola – si aiuta il Paese a crescere. C’è bisogno di burocrazia zero e zone doganali intercluse, non  servono investimenti ma occorre renderle attrattive”. (AGI)
TA1/ADV

Rimozione del Mercato Ittico Galleggiante: completamento di tutte le opere del progetto in 7 mesi

Taranto, 11 luglio – Entra in una nuova fase il cantiere dei lavori per la rimozione del Mercato Ittico Galleggiante:  è stato firmato il verbale di consegna dei lavori del MIG. Sono terminati i lavori di realizzazione del picchetto per definire l’area del cantiere e il tracciamento del cantiere a mare, terminati i rilievi batimetrici e rilievi con drone. Con la Fase 2 dell’emergenza sanitaria erano iniziati i lavori per la rimozione del relitto del Mercato Ittico Galleggiante (MIG) di Taranto. Le nuove attività pianificate, come da cronoprogramma, dureranno sette mesi e inizieranno il 14 luglio. Sono due le imprese che compongono il Raggruppamento Temporaneo: Serveco (capogruppo) e Stes (mandante).

Il lavoro sarà diviso in tre macrofasi:

  • monitoraggio ante-operam: osservazioni e misurazioni ambientali per la compiuta definizione dei parametri di controllo da considerare nel corso dei lavori;
  • corso d’opera, che consisterà nella messa in galleggiamento del relitto, l’alleggerimento del relitto tramite rimozione delle sovrastrutture dello che appesantiscono lo scafo galleggiante;
  • sezionamento dello scafo in tronchi più piccoli e trasferimento in un cantiere navale nelle prossimità, per il recupero del metallo; quest’ultima costituisce la vera fase di decostruzione.

Per le attività di monitoraggio (ante, durante e post opera)il Commissario si avvale del supporto scientifico del Dipartimento di Biologia nell’ambito dell’accordo siglato con l’Università di Bari.

Il peso del Mercato Ittico Galleggiante è stimato in un migliaio di tonnellate per la parte metallica, mentre complessivamente si tratta di circa 1.700-2.000 tonnellate. Come previsto dal progetto del Commissario Straordinario la RTI dovrà attivare tutti gli accorgimenti perché questo cantiere non impatti sull’ambiente, grazie anche a un sofisticato sistema di monitoraggio integrato da un collaudato sistema di protezione antitorbidità e procedure operative adeguate; che permetterà di avere inoltre, i dati strumentali di controllo saranno a disposizione in tempo reale. I dati potranno essere visionati monitorati tramite una piattaforma web dedicata a disposizione anche degli Enti di controllo. Grazie a questo sistema di controllo, le imprese e gli Enti preposti potranno essere allertati immediatamente qualora si dovessero verificare situazioni anomale o critiche. Considerando lo stato del relitto, sono state previsti più programmi di azione e intervento per il corso d’opera, al fine di adottare la strategia più adeguata.

I lavori per la rimozione del Mercato Ittico Galleggiante sono una parte di un’azione più ampia che ha voluto dare risposte concrete al sistema territoriale delle imprese del settore della mitilicoltura – ha detto Vera Corbelli, Commissario Straordinario per la Bonifica di Taranto –   Rimuovere il relitto significa costruire nuove opportunità. Significa aggiungere un nuovo importante tassello alla rigenerazione di un luogo che accoglierà il punto di sbarco dei pescatori. Un luogo dove si potranno anche lavorare i prodotti della mitilicoltura e valorizzare il marchio di una produzione tipica territoriale. Oltre a questo intervento abbiamo realizzato la mappatura dei soggetti (verifica concessioni attive, scadute e in scadenza, progettazione per una nuova regolamentazione per le aree da destinarsi a nuove concessioni), abbiamo attivato l’osservatorio sulla sostenibilità del Mar Piccolo: “Galene”, abbiamo predisposto strumenti di pianificazione “sistema mare/coste: stralcio piano comunale delle coste. Taranto ha tutte le carte in regola per diventare una città ancora più attrattiva“. “La rimozione del mercato ittico è per noi una bella prova di ingegno e di sostenibilità – ha detto Pietro Vito Chirulli, Amministratore Unico di Serveco – Come imprese siamo orgogliosi di poter contribuire ancora una volta all’opera di risanamento ambientale della città di Taranto. Metteremo a disposizione della città e dell’ambiente tutta la nostra esperienza e la nostra capacità di fare bene”.

Per l’assessore del comune di Taranto – Ubaldo Occhinegro –  la rimozione del Mercato Ittico è un atto propedeutico ad una più vasta operazione di ripristino del decoro urbano e della legalità sul fronte mare dei Tamburi che questa amministrazione sta promuovendo e portando avanti attraverso la proficua collaborazione con tutti gli enti preposti e fa parte di una più ampia visione che si concretizzerà con il nuovo progetto del Waterfront terrazzato dei Tamburi, con la riprogettazione del punto di sbarco ed il mercato Ittico e con la connessione naturalistica del corridoio ecologico del primo seno di Mar Piccolo. Stiamo ripensando completamente il quartiere Tamburi partendo dalla filiera del Mare e dall’ottimizzazione dei processi produttivi legati alle nostre piú preziose risorse naturali. 

Osservatorio Galene: Svolta per il settore della mitilicoltura

Taranto, 9 luglio – Accelerare tutti gli interventi che permetteranno al comparto della filiera della mitilicoltura di essere un comparto forte e significativo per l’economia del territorio tarantino.  È uno degli obiettivi operativi emersi nel corso dell’assemblea ordinaria dell’Osservatorio Galene riunitasi oggi presso la prefettura di Taranto e presieduta da Leonardo Giangrande.  Uno dei punti all’ordine del giorno ha riguardato proprio le criticità del settore mitilicolo, le concessioni e piano delle coste, tema sul quale il vice presidente dell’osservatorio Domenico Bisignano, ha invitato il comune di Taranto e l’assessore Gianni Cataldino, che partecipava ai lavori, a completare l’azione amministrativa già avviata in tempi più rapidi per giungere al completamento di un percorso che consente di rafforzare la filiera.

Sul comparto della mitilicoltura è stata fatta molta strada grazie all’ aggregazione dei soggetti e alla certificazione – ha detto Leonardo Giangrande, Presidente dell’Osservatorio Galene – adesso dobbiamo compiere l’ultimo miglio: occorre approvare il piano elle coste e il regolamento di gestione ed uso delle acque del mar piccolo. E’ già stata realizzata la mappatura dei soggetti produttivi, e da qui scaturiranno le concessioni, si sta rimuovendo il mig  ed è stato progettato il punto di sbarco. Tutto ciò consentirà di potenziare la lavorazione del prodotto e dare ulteriore sviluppo economico.  Penso poi alle azioni di marketing e agli eventi per valorizzare ulteriormente lo straordinario prodotto della mitilicoltura tarantina”.

Il commissario straordinario, Vera corbelli, ha illustrato l’avanzamento dei progetti e delle azioni attivate nell’area vasta di taranto.  “il mar piccolo rappresenta il perno intorno al quale ruotano tutte le azioni poste in essere dal commissario sull’area tarantina– ha detto la Corbelli –   ringrazio i mitilicoltori per avermi aiutato a comprendere il settore e le sue necessità. Insieme al comune, e agli altri soggetti istituzionali coinvolti, abbiamo costruito una progettazione e interventi per dare risposte durature nel tempo. Taranto e’ diventata una citta’ modello, un laboratorio di innovazione, nel metodo e nei processi attivati. È stata riconosciuta come best practices e un modello da applicare in altri luoghi da bonificare, come è successo con bagnoli in Campania. Grazie poi al piano di monitoraggio integrato, uno dei numerosi interventi messi in atto, avremo costanti riscontri sulla contaminazione dei sedimenti ma anche sull’evoluzione degli scenari di contaminazione. Saremo dunque sempre in grado nel corso del tempo di valutare se le risposte messe in campo sono efficienti”, ha concluso la Corbelli.

l’osservatorio galene rappresenta un laboratorio che opera nel senso della modernità e della sostenibilità, è una iniziativa di grande merito e che può dare ottimi risultati e la prefettura ne supporta le attività non solo attraverso la logistica”, ha detto il prefetto di Taranto, Demetrio Martino portando il suo saluto all’assemblea dei partecipanti.

Alla prefettura è affidato il coordinamento del tavolo tematico dell’osservatorio dedicato a sicurezza e legalita’ e proprio la costituzione di comitati ristretti, o gruppi consultivi tematici , con individuazione dei componenti è stato un altro tema all’ordine del giorno dell’assemblea. Sono complessivamente 8 i gruppi di lavoro tematici nei settori: gestione integrata delle zone costiere, patrimonio culturale marino e costiero, filiera produttiva legata all’economia del mare, turismo e attività sportive, portualità, logistica e trasporti, biotecnologie, sicurezza e legalità e salute e ambiente.

Tra gli altri punti all’ordine del giorno anche il percorso amministrativo messo in campo per valutare l’ipotesi di realizzare un del parco regionale del mar piccolo. In particolare le attività hanno riguardato la definizione di linee guida per la definizione del documento di indirizzo.  Da quanto emerso in sede di conferenza di servizi il quadro conoscitivo, come ad esempio alcune cartografie, era datato e sono pervenute diverse osservazioni

Dalle linee guida occorrerà ora passare al documento di indirizzo ed occorrerà incidere su mandato del presidente e della Corbelli. “Ho sempre cercato di coniugare le diverse esigenze e le necessità e fare sintesi tra queste.  L’osservatorio deve essere un soggetto che produce relazioni idee e progettazioni. La vera sfida sarà questa ed ho bisogno del lavoro di tutti. Occorre lavorare tutti insieme”, ha concluso il presidente dell’osservatorio, Leonardo Giangrande. 

Gli enti coinvolti nell’osservatorio galene: prefettura, comune di Taranto, Asl, Confcommercio, Cnr Irsa – s.s. Talassografico “A. Cerruti” e Asl Taranto – dipartimento di prevenzione, agci agrital, legacoop agroalimentare, Federcoopesca, unci agroalimentare e Unicoop – Dipartimento Nazionale Pesca.

 

 

Webinar | Il Mezzogiorno nello sviluppo del paese. Le bonifiche un’opera centrale per l’economia dei territori. “

“Il Mezzogiorno per uno sviluppo sostenibile. Le bonifiche un’opera centrale per l’economia dei territori”. È questo il tema del seminario in webinar che avrà luogo il prossimo 10 luglio , alle ore 16,30, promosso dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, dall’Area Metropolitana di Napoli, da CGIL, CISL, UIL di Taranto, su iniziativa del Comitato civico, CammiNaTA, organizzato da Sirio Marketing & Comunicazione.

Il webinar sarà seguibile ufficialmente sulla pagina sociale di CammINa-Ta all’indirizzo www.facebook.com/camminaTa20  nonché sulle diverse pagine istituzionali aderenti al webinar

Ad introdurre i lavori e condurre il seminario sarà Giancarlo Turi Uil Taranto.

Interverranno

Vera Corbelli  Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale  e Commissario Straordinario alla Bonifica di Taranto – Ambientalizzazione e  Rigenerazione:  Taranto città laboratorio nell’area del Mediteraneo

Francesco Jovino– Citta metropolitana di Napoli
” Piano strategico: declinazione di una strategia di co- pianificazione”

Terenzio Lo Martire Presidente Cammina-TA – Taranto
”Le possibili forme di aiuti finanziari per uno sviluppo sostenibile del territorio e del Mezzogiorno.

Adriano Giannola. Presidente Svimez – La ripresa del Paese passa per il Mezzogiorno

Giancarlo Turi, Uil Taranto.  – Azioni e strumenti  per lo sviluppo sostenibile del sistema area Vasta di Taranto.


La sostenibilità dei Territori non può che passare per la  riqualificazione ambientale. L’economia circolare, non ci sono più molti dubbi a riguardo, è uno dei modelli di sviluppo dei prossimi anni. Lo hanno capito da tempo diverse istituzioni delineando scenari e progetti concreti per i prossimi decenni: vanno in questa direzione, per esempio, l’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile e il framework Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite, il Pacchetto sull’Economia Circolare varato dalla UE e la proposta di decarbonizzazione al 2050 della Commissione Europea. L’economia circolare rappresenta un cambiamento di prospettiva “epocale” e, allo stesso tempo, un’opportunità sistemica di coniugare le esigenze di crescita sostenibile e di lotta allo spreco con quelle di competitività e innovazione.

L’Unione Europea valuta in 600 miliardi di euro all’anno la possibile riduzione dei costi industriali associabile alla prevenzione dei rifiuti, all’ecodesign e al riutilizzo dei materiali e stima in circa 700mila nuovi occupati l’effetto positivo della transizione verso modelli di business circolari. Numeri importanti, che superano la dicotomia percepita tra sostenibilità e crescita, da sempre il fattore critico che ha frenato la trasformazione del sistema produttivo verso modelli più sostenibili. Non è quindi un caso che questo tema sia oggetto di studio, per un protagonista dell’innovazione come Accenture, arrivata a definire un Sustainability Value Framework che identifica gli impatti dell’economia circolare sia sulla cosiddetta “top line” (nuovi prodotti legati alla sostenibilità e miglioramento del valore intangibile) che sulla “bottom line” (riduzione dei costi e miglioramento della gestione del rischio). L’opportunità di new business legata alla circolarità a livello globale vale, secondo gli esperti, qualcosa come 4,5 trilioni di dollari al 2030 ed è legata all’eliminazione delle diverse voci di spreco dell’economia lineare (risorse, cicli di vita, capacità e componenti di valore) attraverso l’introduzione di energia rinnovabile e materiali di natura biologica, la rigenerazione e l’erogazione di servizi per l’ottimizzazione e la condivisione delle risorse, l’incremento delle pratiche di riciclo e il recupero di energia.

Una nuova progettualità, che punta a incrementare del 25% il PIL e ridurre il divario Nord/Sud: coordinare pianificare ed implementare è il compito alto della politica che deve tener conto delle diverse peculiarità di ogni singolo Territorio, che non può prescindere da regìe superiori che devono essere al servizio delle diverse comunità e delle proprie caratteristiche intrinseche.

Perno imprescindibile per il rilancio del Paese Italia è il Mezzogiorno che deve essere l’elemento a cui ogni decisione deve fare riferimento, scrigno di economie connesse a sistemi produttivi e filiere diverse

Abbandonando gli abituali concetti localistici, bisogna guardare al futuro con una collaborazione ecosostenibile e condivisa, tenendo conto delle evoluzioni nazionali, internazionali e mondiali, della programmazione di scelte ormai divenute obbligatorie e impellenti così come tra l’altro stabilisce la stessa Agenda 2030.

Lo sviluppo  e il potenziamento delle filiere produttive esistenti e il lancio di nuove, il rilancio economico e il recupero funzionale del territorio, la creazione di nuovi posti di lavoro e, non ultima, una maggiore e consapevole sostenibilità ambientale in quella che oggi è una visione green, sono obiettivi che il Governo, a livello nazionale, e le realtà regionali e comunali, a livello locale, devono tenere presente e perseguire in maniera strutturata.

Un regolamento di attuazione che riduca la burocrazia e punti alla realizzazione delle zone a burocrazia zero, la nomina di una figura Commissariale di tutto il territorio meridionale in sinergia con le diverse entità territoriali comunali, nonché le associazioni sindacali e datoriali sono il giusto proseguo a tale esigenza, cosi come il CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo) prevede.

I tempi sono maturi per un progetto che veda al centro dell’attenzione la filiera Mare/Terra/Mare, in cui la migliore qualità del verde, la riqualificazione delle aree abbandonate e il relativo recupero, con nuove finalità di funzione, deve essere teso allo sviluppo della sostenibilità ambientale e delle economie connesse in un processo innovativo di smart city e di tecnologie ecosostenibili.

Come ricorda il Piano Strategico Metropolitano-  PSM 2.0: “Il contenimento del consumo di suolo e la rigenerazione urbana sono due temi fortemente legati, in quanto l’esigenza di attivare politiche di riqualificazione nasce soprattutto dal riconoscimento del territorio come bene comune e risorsa non rinnovabile e, come tale, da preservare. La riduzione del consumo di suolo è obiettivo primario della normativa europea, nazionale e regionale”.

In sintonia con l’obiettivo europeo che prevede l’azzeramento del consumo netto di suolo al 2050 e l’Agenda ONU che richiede lo sforzo di anticiparlo al 2030.  I tempi sono maturi per essere protagonisti del cambiamento ed attuarlo.

 

MONITORAGGIO ACQUE: D’Ambrosio, E., De Girolamo, A. M., Spanò, M., Corbelli, V., Capasso, G., Morea, M., … & Ricci, G. F. (2019). A spatial analysis to define data requirements for hydrological and water quality models in data-limited regions. Water, 11(2), 267.

Lo studio proposto fa riferimento ad una serie di analisi condotte presso il canale D’Aiedda allo scopo di elaborare modelli relativi alla qualità delle acque nella zona specifica. E’ stato costituito un database che include diversi parametri relativi alla zona, tra cui dati climatici ed relativi alle attività agricole nei territori limitrofi. L’approccio utilizzato, tenendo in considerazione dati di origine diversa e mettendoli in relazione, è finalizzato all’elaborazione di un modello che possa essere utilizzato in zone dalle analoghe caratteristiche

Abstract

The objective of the present work is a spatial analysis aimed at supporting hydrological and water quality model applications in the Canale d’Aiedda basin (Puglia, Italy), a data-limited area. The basin is part of the sensitive environmental area of Taranto that requires remediation of the soil, subsoil, surface water, and groundwater. A monitoring plan was defined to record the streamflow and water quality parameters needed for calibrating and validating models, and a database archived in a GIS environment was built, which includes climatic data, soil hydraulic parameters, groundwater data, surface water quality parameters, point-source parameters, and information on agricultural practices. Based on a one-year monitoring of activities, the average annual loads of N-NO3 and P-PO4 delivered to the Mar Piccolo amounted to about 42 t year−1, and 2 t year−1, respectively. Knowledge uncertainty in monthly load estimation was found to be up to 25% for N-NO3 and 40% for P-PO4. The contributions of point sources in terms of N-NO3 and P-PO4 were estimated at 45% and 77%, respectively. This study defines a procedure for supporting modelling activities at the basin scale for data-limited regions.