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Le bonifiche “invisibili” di Taranto: spesi 60 milioni in studi e progetti, ma per la città non sono serviti. “Abbiamo bisogno di tempo”

Da un lato una visione, un progetto, un’idea. Dall’altra la realtà, crudele e quotidiana. Il dilemma della bonifica di Taranto dopo il presunto disastro ambientalecausato dai veleni dell’Ilva è tutta qui. Da un lato Vera Corbelli, la commissaria straordinaria per le bonifiche nominata dal governo di Matteo Renzi nell’estate 2014 e confermata dal primo governo Conte nell’estate scorsa, dall’altra gli operai e gli abitanti del capoluogo jonico, dilaniato dal dilemma salute-lavoro. In cinque anni dalla sua nomina, Vera Corbelli ha speso oltre 60 milioni di euro, ma per i tarantini quelle bonifiche sono ferme, non si sono mai viste.

Esiste un gap tra l’immenso studio fatto dal commissario e la percezione dei cittadini: un divario apparentemente ciclopico che è spiegabile solo attraverso la conoscenza approfondita delle parti in gioco. Su un estremo c’è la geologa calabrese Corbelli: donna di scienza, di studi, di progetti. Su quello opposto una città esasperata, disillusa e indolente, con il vizio di innalzare o seppellire chiunque si avvicini al suo dramma. “Potevo semplicemente bonificare i siti indicati dal ministero coninterventi veloci e mirati, ma non avremmo risolto gli atavici problemi di Taranto: ho scelto di studiare in modo multidisciplinare i danni causati dall’inquinamento per trovare soluzioni efficaci e garantire al territorio la possibilità di produrre anticorpi che possano domani evitare il ritorno a queste drammatiche condizioni”.

Nel suo piccolo ufficio al quinto piano della Prefettura di Taranto, Vera Corbelli per la prima volta spiega in modo dettagliato il suo lavoro. Per due ore parla in modo appassionato ed estremamente tecnico: falde, campionamenti, studi, caratterizzazioni, capping, barrieramenti. Ed è qui che emerge il principale limite di questa vicenda: bonificare Taranto non è cosa semplice, anzi. Il territorio ionico non è stato violentato solo dalle emissioni dell’acciaieria. Ci sono i danni creati in Mar Piccolo dalla Marina militare che qui ha la principale base navale del sud Italia. E poi ancora i danni creati nelle terre della provincia dai privati che hanno interrato tonnellate di rifiuti pericolosi arrivati fino alla falda acquifera. C’è la cosiddetta“bomba Cemerad”: un capannone tra Taranto e il piccolo comune di Statte in cui sono conservati centinaia di fusti radioattivi. Serve tempo, insomma. Tanto tempo.

Ma nell’era dei social non basta studiare e avviare i progetti, bisogna saper raccontare i passi compiuti. Soprattutto a Taranto. “Ma cosa devo raccontare? – chiede quasi sorpresa Corbelli – Io sono una scienziata se non ho una validazione di dati io non posso diffonderli. E poi mi creda, tutte le volte che sono stata invitata a qualche convegno o a qualche incontro pubblico, ho cercato di spiegare anche ai giornalisti presenti quello che stiamo facendo. Ma non basta un’intervista di pochi minuti per descrivere tutto. È troppo grande, troppo complesso”. Già, non basta. Nemmeno quegli interventi sono sufficienti. E per i tarantini quelle manifestazioni diventanopasserelle. Le verità svelate dalle inchieste giudiziarie hanno esasperato gli animi e amplificato i pregiudizi: lo Stato, qui, è percepito a prescindere quasi come uncomplice del disastro.

“Taranto – spiega Corbelli – è come un corpo attaccato da batteri: è necessario lavorare non sugli effetti, ma sulle cause affinché in futuro il problema non si ripresenti”. La scienziata campana non vuole semplicemente sanare i danni, vorrebbe affrontare tutto il “problema Taranto”. Ha coinvolto università e Politecnico, contattato centri di ricerca provenienti da diversi Paesi. Lo Svimez lo ha ritenuto un modello facendo di Taranto un caso unico in Italia e nel mondo.

Corbelli ha firmato decine e decine di protocolli di intesa con gli enti pubblici e sostenuto una serie di progetti distribuendo fiumi di denaro. Tra il 2017 e il 2018, per fare qualche esempio, sono stati trasferiti all’Autorità Portuale di Taranto ben 18 milioni di euro. Altri 2 milioni di euro sono finiti nelle casse del Comune ionico. E poi oltre 700mila euro all’Università di Bari, altri 660mila euro al Politecnico. Complessivamente le risorse a disposizione del commissario ammontano a 214 milioni di euro di cui il 99% è già stata impegnato. Le risorse già trasferite sono ben 138 milioni di euro e quelle già liquidate superano di poco i 64 milioni di euro.

Insomma tanti soldi che, però, agli occhi dei tarantini non sono serviti a nulla. Ma Vera Corbelli non ci sta. Elenca i principali interventi e spiega ogni dettaglio. “Per il Mar Piccolo in particolare è stata definita un’azione di sistema articolata in diverse azioni come gli interventi per la mitigazione degli impatti derivanti dagli scarichi, l’abbattimento delle fonti di contaminazione, la bonifica degli ordigni eresiduati bellici, persino la tutela, il monitoraggio e la traslocazione di specie di interesse conservazionistico. Come i cavallucci marini che proprio a Taranto hanno trovato casa”. Ma soprattutto dal Mar Piccolo sono già state recuperate montagne di rifiuti: oltre 86 tonnellate di autovetture, 156 tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati e ben 197 tonnellate di relitti metallici, eliche, cavi di acciaio e altro materiale. Ed è quest’ultima parte che spiega meglio di altre come l’inquinamento nelle acque ioniche non sia arrivato solo da Ilva, anzi: il principale indagato della vicenda sembra la Marina militare che con le sue basi navali è stato al centro di una feroce polemica nei mesi scorsi. Ora i lavori si stanno concentrando anche sul Mercato Ittico Galleggiante, intervento inizialmente non previsto nella bonifica: “Doveva risolversi tutto con una colata di cemento e invece – ribatte Corbelli – ho bloccato tutto: ho attivato una progettazione olistica che tenesse conto delle complessità”. Presto saranno assegnati i lavori per la fase successiva e al progetto hanno aderito diverse università tra le più prestigiose al mondo.

Ma soprattutto è dell’ex “Cemerad” che il commissario si vanta. La bomba ecologica che aveva portato a Statte, comune alle porte di Taranto, i fusti contenenti materiale radioattivo e poi sorgenti e filtri industriali che contenevano polveri provenienti dall’esplosione e dalla nube radioattiva di Chernobyl. Un’operazione che oggi è al 90% del suo completamento: “Il deposito oggi è in sicurezza e sono stati allontanati oltre 12mila fusti di circa 16.500″. Completo è invece il progetto di bonifica delle scuole del quartiere Tamburi: il primo e unico progetto definito, però, ha il sapore della beffa.

Poco dopo la consegna degli edifici, la procura di Lecce sequestrò le adiacenticollinette ecologiche: costruite negli anni ’70 per proteggere il rione a ridosso dell’Ilva, erano state realizzate con materiali di produzione ritenuti nocivi per la salute. Le scuole furono chiuse per ordinanza del sindaco Rinaldo Melucci e riaperte solo quando le autorità sanitarie garantirono per la salute degli alunni. Poi è arrivato il Covid e le scuole hanno nuovamente chiuso i battenti. Insomma a distanza di anni ci sono studi in corso e progetti che sulla carta sarebbero in grado di risolvere atavici problemi di un territorio disperato. Ma ai tarantini tutto questo non basta: sono parole e passerelle. E gli studi, come i protocolli di intesa avallati dalle istituzioni locali con i Riva negli anni scorsi, sono carte vuote. Uno scontro difficile da sanare. Impossibile, forse.

[27 luglio 2020 – Francesco Casula]

Bonifiche Taranto, progetto Verde Amico dà lavoro a 143 persone

TARANTO –  Grazie al progetto «Verde Amico», che ripartirà il 24 agosto, torneranno al lavoro per tre mesi i 143 ex dipendenti di Taranto Isolaverde, società partecipata della Provincia messa in liquidazione, grazie alle risorse stanziate dalla struttura commissariale delle Attività di Bonifica per Taranto, guidata da Vera Corbelli. E’ emerso nell’incontro convocato in videoconferenza dal prefetto Demetrio Martino, al quale hanno partecipato l’assessore regionale allo Sviluppo economico Mino Borraccino, il Comune, la Task Force regionale per l’occupazione, la società Infrataras, la struttura commissariale e i sindacati. “L’obiettivo – spiega in una nota Borraccino – ora è quello di costruire con tutti i soggetti istituzionali interessati un percorso finalizzato a dare una prospettiva di stabilità a questi lavoratori, individuando le risorse nell’ambito del Tavolo del Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis) per Taranto, anche in considerazione della grande necessità di svolgere attività di bonifica in tutta la provincia jonica». Per la commissaria Corbelli «è una buona notizia il ritorno alle attività dei lavoratori». Le aree oggetto di una «bonifica leggera – precisa in una nota – sono quelle individuate nella progettazione per la fase 2, ma si opererà nuovamente anche sulle sponde del Mar Piccolo (fase 1), interessate da nuovi accumuli di rifiuti. Grazie alle economie siamo riusciti a giungere al risultato di oggi. Abbiamo già trasferito al Comune di Taranto le nuove risorse». Corbelli auspica «le condizioni per strutturare il progetto sul lungo periodo consentendo in modo stabile azioni di riqualificazione ambientale e reintegrazione sociale. Ad oggi – sottolinea – sono stati rimosse circa 150 tonnellate di materiale abbandonato, tra cui reti, bottiglie e imballaggi in plastica, inerti da scarti edili, rifiuti pericolosi (gestiti attraverso ditte specializzate)». Il «Censimento» delle aree interessate, realizzato dalla struttura commissariale con i Carabinieri del Noe di Lecce, ha registrato «405 siti con presenza di materiale abbandonato» nell’area di crisi complessa di Taranto.

Monitoraggio ambientale con dati in tempo reale

Un «mega cervellone informatico» riceverà le informazioni dagli oltre cinquecento siti o stazioni mobili e fisse di monitoraggio nell’Area di crisi ambientale di Taranto e dai laboratori di analisi e li incrocerà e rielaborerà fornendo informazioni sulla qualità delle acque e dei suoli e dei sedimenti. Lo ha spiegato il Commissario Straordinario per la bonifica di Taranto, Vera Corbelli, presentando ieri il “Sistema di Monitoraggio” finalizzato alla tutela delle risorse ambientali ed alla sicurezza per la salute umana, che vede la partecipazione diretta, mediante accordo di collaborazione istituzionale, dell’Arma dei Carabinieri – specificatamente Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, Nucleo Operativo Ecologico e Comando Provinciale di Taranto – e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Ad ottobre riprenderanno le nuove attività di rilevamento dei dati ambientale conclusa la progettazione sono ora in corso le procedure per l’espletamento delle gare dedicate all’acquisto delle forniture, delle strumentazioni e dei servizi necessari, prevalentemente strumenti di indagine e software per l’elaborazione dei dati.

I dettagli sono stati illustrati con un seminario che si è svolto presso il comando Carabinieri NAS a Roma. La rete di monitoraggio conta attualmente per le acque superficiali 227.760 dati, 777.813 dati per le acque sotterranee, 1.909.680 per il comparto mare, 24.136 per il comparto suolo, 6.237 per la matrice alimentare. Corbelli ha precisato che il comparto mare si avvarrà di 16 piattaforme di rilevamento, 8 nel Mar Piccolo di Taranto e 8 nel Mar Grande di Taranto, 12 camere bentiche nel Mar Piccolo e 41 stazioni mobili, di cui 24 nel Mar Piccolo e 17 tra Mar Ionio e Mar Grande.

Sono 592 le stazioni di monitoraggio all’interno dell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (Taranto, Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola), per verificare lo stato di inquinamento delle acque superficiali, di quelle sotterranee, del mare e del suolo. E’ quanto prevede il Piano di Monitoraggio per l’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale di Taranto, presentato oggi dal Commissario Straordinario per la bonifica di Taranto, Vera Corbelli, con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità, il Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute e il Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto.

L’obiettivo è «quello di fornire al territorio – è stato spiegato – uno strumento essenziale per valutare gli effetti delle attività di bonifica e ambientalizzazione in atto e sull’evoluzione del quadro relativo alla qualità dell’ambiente, acquisendo in tempo reale dati scientificamente validi che potranno essere di supporto alle decisioni da assumere con riferimento, per esempio, all’attuazione di ulteriori interventi strutturati».

Il Piano di Monitoraggio consente il controllo, nel tempo, delle matrici ambientali (acque, suolo e sottosuolo) nonché quello delle matrici alimentari di origine vegetale; e la costante verifica dell’evoluzione degli scenari di contaminazioni.

«L’Istituto Superiore di Sanità – ha detto il presidente Silvio Brusaferro, intervenendo al seminario di presentazione svoltosi presso il comando Carabinieri Nas a Roma – collaborerà al piano integrato di monitoraggio ambientale di acqua e suolo dell’area di Taranto. E’ una parte degli altri accordi che sono in atto per fare di Taranto un modello dove la scienza, la tecnologia, le migliori risorse del Paese, nell’analisi dei fattori di rischio, trovano anche gli spunti e le risorse per superarli e farli diventare un’opportunità di crescita per il nostro Paese». «L’esperienza di Taranto in materia di bonifica e risanamento ambientale – ha aggiunto il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut – ci richiama la necessità di un approccio sì complesso ma integrato e multidisciplinare. Ma questo è anche il modo in cui deve lavorare la pubblica amministrazione. Il lavoro fatto a Taranto dal commissario Vera Corbelli è un modello anche per altre realtà italiane». Al dibattito sono intervenuti anche il Generale Adelmo Luisi del Comando Carabinieri per la tutela della salute; il Generale Maurizio Ferla del Comando Carabinieri Nucleo Operativo Ecologico, il direttore generale di Ispra Stefano Laporta; e il presidente di ANVUR l’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca, Antonio Uricchio.

Bonifica di Taranto modello per l’Italia

L’attuazione della rete di Monitoraggio Integrato ha preso il via sulla base del progetto redatto. Nel prossimo mese di ottobre riprenderanno le nuove attività di rilevamento dei dati ambientali così come previsto dal progetto elaborato dal Commissario Straordinario per la Bonifica di Taranto, Vera Corbelli.

Conclusa la progettazione, sono ora in corso le procedure per l’espletamento delle gare dedicate all’acquisto delle forniture, delle strumentazioni e dei servizi necessari, prevalentemente strumenti di indagine e software per l’elaborazione dei dati. Un “mega cervellone informatico”, riceverà le informazioni dagli oltre cinquecento siti o stazioni mobili e fisse di monitoraggio e dai laboratori di analisi e li incrocerà e rielaborerà fornendo informazioni sulla qualità delle acque e dei suoli e dei sedimenti.

I rilievi su base annua lungo tutta la rete di monitoraggio vede per le acque superficiali 227.760 dati, 777.813 dati per le acque sotterranee, 1.909.680 per il comparto mare, 24.136 per il comparto suolo, 6.237 per la matrice alimentare. Il comparto mare si avvarrà di 16 piattaforme di rilevamento, 8 nel Mar Piccolo di Taranto e 8 nel Mar Grande di Taranto, 12 camere bentiche nel Mar Piccolo e 41 stazioni mobili, di cui 24 nel Mar Piccolo e 17 tra Mar Jonio e Mar Grande.

Per la prima volta si si attua un percorso innovativo più̀ ampio rispetto a quello delineato nell’ambito delProtocollo d’intesa del 2012 (in linea con i contenuti della Legge 20/2015, valutata e condivisa dal Tavolo Istituzionale Permanente nell’ambito del Contratto Istituzionale di Sviluppo), condotto con l’attuazione di una serie di azioni/interventi in serie ed in parallelo, a medio e lungo termine, che affronta le problematiche ambientali nella loro interezza per fornire risposte efficaci ed efficienti basate su valutazioni di altissimo valore tecnico e scientifico, continuamente e costantemente controllate attraverso: una cooperazione delle forze dell’ordine e delle istituzioni scientifiche, la partecipazione attiva degli Enti preposti ed il coinvolgimento di tutti stakeholder, un costante monitoraggio. La progettazione sviluppata costituisce un “prodotto” del percorso tecnico-scientifico-gestionale innovativo multiscalare e multidisciplinare, che in una visione in una visione integrata e di tipo “top down, è stato realizzato sull’area di crisi ambientale.

Percorso che si è fondato sulla conoscenza: dello stato attuale, dell’evoluzione del sistema fisico/ambientale e dei processi geo-chemio-meccaniciche agiscono al suo interno, in una visione integrata ed olistica. Il percorso innovativo, così circoscritto, ha consentito di determinare e declinare un sistema di monitoraggio finalizzato alla tutela della salute e dell’ambiente e rappresenta, nel contempo, il presupposto ineludibile, per la progettazione e realizzazione di ulteriori interventi di bonifica, ambientalizzazione e rigenerazione dell’area di riferimento.

Il Piano di Monitoraggio Integrato contempla l’intera Area di Crisi Ambientale di Taranto essendo le cause e le sorgenti di contaminazione molteplici e diffuse su tutto il territorio ed i vettori di trasporto condizionati da domini fisici ben più̀ ampi dei siti interessati dagli interventi. Le risultanze del monitoraggio consentiranno di valutare l’efficacia delle differenti azioni/interventi poste in essere e, eventualmente, rivedere alcune delle misure in atto e/o programmate. Un aspetto fondamentale derivante da questa iniziativa risiede appunto nel fatto che, mediante il monitoraggio dinamico di tutti gli aspetti relativi alle pressioni ambientali, sarà̀ possibile identificare l’impatto delle pressioni anche sugli insediamenti di produzione e salvaguardare la sicurezza alimentare rispetto alle produzioni locali

In tale ambito, potendo contare su strumentazioni che inviano dinamicamente indicazioni sulla presenza e concentrazione di inquinanti.

Attraverso la strumentazione e lo studio del territorio in relazione ai suoi vari aspetti, sarà̀ possibile anche avviare azioni di contrasto alle eco-mafie (discariche abusive di materiali tossici, occultamento sotto i terreni di involucri contenenti sostanze tossiche) e limitarne l’impatto rispetto ai cittadini ed alla sicurezza alimentare. il “Sistema di Monitoraggio integrato Acqua e Suolo”, un progetto, scaturito da una partecipazione e condivisione con tutti soggetti interessati, quali: MATTM, ISS, ISPRA, ARPA ed ASL.

L’attuazione del “Sistema di Monitoraggio”, finalizzato alla tutela delle risorse ambientali ed alla sicurezza per la salute umana, vede la partecipazione diretta, mediante accordi di collaborazione istituzionale, dell’Arma dei Carabinieri – specificatamente Nucleo Antisofisticazioni SanitàNucleo Operativo Ecologico Comando Provinciale di Taranto – e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il Piano di Monitoraggio consente il controllo, nel tempo, delle matrici ambientali: acque, suolo e sottosuolo, nonché quello delle matrici alimentari di origine vegetale; e la costante verifica dell’evoluzione degli scenari di contaminazioni .

592 sono le stazioni di monitoraggio  all’interno dei 564 chilometri quadrati di area di crisi ambientale, attraverso le quali sarà: controllato lo stato qualitativo e quantitativo delle acque superficiali e delle acque sotterraneerilevati i fattori meteomarini-oceanografici e i fattori fisici, fisico-chimici, ambientali ed ecotossicologici del Mar Piccolo e del Mar Grandecontrollato lo  stato qualitativo dei suoli; monitorata la matrice alimentare di origine vegetale destinata sia all’alimentazione umana sia all’alimentazione zootecnica.

Nelle more di attivare la rete di monitoraggio integrato, il Commissario Straordinario ha già̀ eseguito, attività̀ di monitoraggio:

§  dello stato qualitativo della colonna d’acqua e dei sedimenti nel Mar Piccolo di Taranto;

§  dello stato quali-quantitativo della falda sotterranea;

§  meteo-climatico, mediante l’istallazione di n.3 stazioni presso i Comuni di Statte e Montemesola e presso la sede del POLIBA di Taranto;

§  idrometrico, mediante l’istallazione di n. 1 stazione presso il FiumeGaleso;

§  dello stato quali-quantitativo dei principali corsi d’acqua.

“Abbiamo aderito molto volentieri a questo progetto proprio per la sua importanza in un’area che merita grande attenzione da parte delle istituzioni per riportare luoghi importanti per l’economia nazionale ad un migliore livello di qualità della vita”. Lo ha detto il generale Adelmo Lusi del Comando carabinieri per la Tutela della salute, intervenendo oggi a Roma, nella sede del comando dei Nas, alla presentazione del piano di monitoraggio integrato acqua e suolo dell’area di Taranto, iniziativa che parte dal commissariato di Governo per la bonifica di Taranto e vede coinvolto anche l’Istituto Superiore di Sanita (Iss), Arma dei Carabinieri attraverso i nuclei specializzati Nas e Noe e il comando provinciale di Taranto, e l’Ispra. “I Carabinieri – ha detto il generale Lusi – cercheranno di portate nei nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, il proprio contributo professionale, con l’esperienza che i Nas hanno acquisito nel tempo, per migliorare se possibile il lavoro che è stato svolto”.

Per il generale Maurizio Ferla, del comando Carabinieri Nucleo operativo ecologico (Noe), “siamo stati come Noe pionieri per questa esperienza visto che aderiamo dal 2016”. Quello di Taranto, ha aggiunto Ferla, “è un territorio che purtroppo conosciamo bene e lo conoscevamo già in quanti destinatari di molte deleghe dell’autorità giudiziaria. Sappiamo – ha sostenuto Ferla – che è un territorio molto problematico ma quello che noi abbiamo eseguito lì, sul campo, quello che abbiamo notato, non è stato niente di più e niente di meno rispetto allo scempio che possiamo osservare in varie parti del territorio nazionale”. “Abbiamo compiuto decine di sopralluoghi e visto oltre 400 siti”. “Per ogni sito – ha proseguito il generale Ferla – abbiamo trovato rifiuti che dimostrano la crisi del ciclo dei rifiuti che riguarda l’Italia e il Sud in particolare, tranne qualche eccezione. Si tratta di abbandoni incontrollati ma non è una caratteristica peculiare di Taranto” ha rilevato Ferla che poi, fornendo alcuni dati dell’attività dei Carabinieri, ha citato la scoperta di 89 siti contenenti amianto e i 5 siti sottoposti a sequestro.

“L’iniziativa messa in campo per Taranto è meritevole della massima attenzione, conosco il lavoro che il commissario di governo, Vera Corbelli, ha effettuato e adesso la collaborazione dell’Arma dei carabinieri assicura un nuovo successo, un nuovo traguardo di quella che è un’opera di risanamento necessaria e che penso possa essere un modello anche per altre parti d’Italia”. Lo ha detto Gianni Letta, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, intervenendo oggi alla presentazione del piano di monitoraggio integrato acqua e suolo dell’area di Taranto svoltasi a Roma nella sede del comando Nas dei Carabinieri. “È un modello – ha detto Letta – che spesso esaltiamo solo a parole ma quando poi si vedono i risultati, si deve prendere il coraggio di replicare anche altrove, in altre aree del Paese, questo modello. La presenza dei Carabinieri è una garanzia di successo, augurandoci di essere fuori dalla pandemia – ha proseguito Letta – per riprendere non dico la normalità ma per mobilitare tutte le energie del Paese sulla strada dello sviluppo e della crescita. E il Paese – ha sostenuto ancora Gianni Letta – potrà crescere e tornare allo sviluppo, se affronta i problemi di cui si parla oggi, mobilitando le energie in una comunanza di visione”. Il commissario di Governo per la bonifica di Taranto, Vera Corbelli, rispondendo a Letta, ha detto che col monitoraggio ambientale integrato “le forze sane dello Stato si sono messe insieme per portare avanti dei percorsi virtuosi e dare così risposte concrete ai mali di cui è afflitto il nostro territorio”. Per Corbelli, “queste forze sono chiamate, al di la delle persone che le rappresentano, a continuare a lavorare insieme per dare un esempio all’italia e all’Europa. Con questo monitoraggio integrato, abbiamo una stretta connessione tra ambiente e salute”.

“L’esperienza di Taranto in materia di bonifica e risanamento ambientale ci richiama la necessità di un approccio sì complesso ma integrato e multidisciplinare. Ma questo è anche il modo in cui deve lavorare la pubblica amministrazione. Il lavoro fatto a Taranto dal commissario Vera Corbelli è un modello anche per altre realtà italiane. Un modello che si basa anche sul dialogo col territorio e quindi esprime l’idea di una burocrazia moderna e non chiusa in se stessa. Un modello di buona pubblica amministrazione che dobbiamo valorizzare per il futuro”. Lo ha detto oggi il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut, collegandosi col seminario svoltosi presso il comando Carabinieri Nas a Roma dove è stato presentato il piano integrato di monitoraggio acqua e suolo per l’area Sin di Taranto e area di crisi ambientale di Taranto che vede insieme, oltre al commissario di Governo per la bonifica di Taranto, anche Arma dei Carabinieri, attraverso i comandi nazionali dei Nas e del Noe, l’Istituto Superiore di Sanità, il ministero dell’Ambiente, l’Ispra e l’Arpa Puglia.

“L’Istituto Superiore di Sanità collaborerà al piano integrato di monitoraggio ambientale di acqua e suolo dell’area di Taranto. Lo ha detto Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto (Iss), intervenendo nel seminario . “È un momento molto importante che abbiamo costruito nel tempo – ha detto Brusaferro – ed io mi sono unito a questa iniziativa personalmente l’anno scorso e da quel momento abbiamo avviato una collaborazione intensa. La collaborazione – ha aggiunto il presidente dell’Iss – è poi continuata la scorsa estate, è sfociata anche in questo accordo, che è poi una parte degli altri accordi che sono in atto per fare di Taranto un modello dove la scienza, la tecnologia, le migliori risorse del Paese, nell’ analisi dei fattori di rischio, trovano anche gli spunti e le risorse per superarli e farli diventare un’opportunità di crescita per il nostro Paese”. “Di questo certamente il commissario Corbelli è un’anima – ha sottolineato Brusaferro – e l’Istituto Superiore di Sanita è presente, può essere presente, certamente lo sarà, in quest’opera che riguarda certamente Taranto e che può rappresentare un paradigma per il Paese”.

Intervenuti oggi nel dibattito anche Stefano Laporta, direttore generale di Ispra, Antonio Uricchio, presidente di Anvur, l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’Università e della ricerca, e Vito Uricchio del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

REDAZIONE

PUBBLICATO IL 02 LUGLIO 2020, 18:29

Rai Puglia, doppia diretta dai luoghi della bonifica di Taranto

 

Doppia diretta dai luoghi della bonifica e della rigenerazione di Taranto. La RAI Puglia fa tappa presso il Mar Piccolo, nell’area di rimozione del Mercato Ittico Galleggiante, al cantiere del Cimitero di San Brunone, alla ex Cemerad, deposito di rifiuti radioattivi e alle scuole del quartiere Tamburi.

La prima diretta si svolge alle 7,40 presso il cantiere allestito per rimuovere la piattaforma affondata del Mercato Ittico Galleggiante. Il MIG è centrale per la valorizzazione della filiera della mitilicoltura. Qui nascerà il nuovo punto di sbarco per la lavorazione dei mitili. Entro i prossimi tre mesi si procederà alla rimozione della grande piattaforma di 2 mila tonnellate di ferro ed altri materiali.  In questi giorni sono stati effettuati rilievi con drone e rilievi batimetrici.

La rimozione del relitto è solo uno dei 12 interventi attivati per la bonifica dello specchio d’acqua tarantino. Il lavoro ha avuto inizio con la rimozione sostenibile e lo smaltimento dei materiali di natura antropica presente sui fondali dai quali sono già stati rimossi oltre 500 tonnellate di rifiuti (autovetture, rifiuti urbani indifferenziati, relitti metallici, eliche, cavi di acciaio e altro materiale).Poche ore per affondare auto e altri rifiuti e più di due anni per rimuoverli. Per evitare di compromettere il sistema ambientale sottomarino e la straordinaria biodiversità del mare.

Le telecamere della televisione pubblica hanno poi visitato il cantiere del Cimitero di San Brunone dove proseguono le attività di esumazione per la bonifica dei terreni.  In queste ore è stata allestita una tendostruttura, area di decontaminazione, che consente di ottimizzare i lavori e non compromettere la fruibilità dei luoghi ai visitatori.

Poi tappa alla ex Cemerad, dove, dopo quasi venti anni con il Commissario Corbelli è stata attivata la rimozione e l’allontanamento di fusti di materiale radioattivo provenienti dall’esplosione e dalla nube radioattiva di Chernobyl, che tanta angoscia hanno destato nei cittadini di Taranto. Ad oggi sono stati allontanati 13 mila fusti su 16.500. A fornire i numeri e i dettagli sull’avanzamento dei lavori di bonifica ci sono i dirigenti del Commissario Straordinario Gennaro Capasso e Raffaele Velardo (intervistati con la Corbelli).

Luogo della seconda diretta televisiva sono le aree rigenerate delle scuole del Quartiere Tamburi. Sullo sfondo un grande murale realizzato sulla parete dei campetti sportivi. Le immagini dipinte sono tratte dai disegni degli allievi delle scuole che hanno partecipato al progetto formativo e di educazione ambientale “ La scuola racconta e…”.

“Taranto e i tarantini non possono essere raccontati esclusivamente in riferimento a ex ILVA. Taranto è tante straordinarie altre cose che devono far emergere i decisori politici, i media e tutti quelli che operano e lavorano per la rinascita della città sui due mari. A Taranto è stato avviato un modello innovativo di bonifica delle aree di crisi ambientale complesse che va oltre gli interventi classici di riqualificazione ambientale, e che punta ad individuare le cause dell’inquinamento con l’obiettivo di eliminare o diminuire le pressioni e gli impatti delle fonti inquinanti sul territorio e sulla popolazione”. È stato questo il messaggio del Commissario Straordinario, Vera Corbelli, che ha chiuso il servizio in diretta della RAI Puglia.

 

Mar Piccolo, Confcommercio: “Iniziata rimozione mercato ittico galleggiante”

Il Covid non ha fermato i programmi. Il Mercato Ittico galleggiante dopo 16 anni lascerà Mar Piccolo di Taranto, dove già un anno dopo la sua realizzazione aveva iniziato ad affondare.

“L’operazione di smantellamento del Mercato Ittico galleggiante è finalmente iniziata. L’opera realizzata nel 2004, da subito rivelatasi inidonea, tanto da renderne necessario il sequestro nel 2007, rappresentava ormai un elemento di forte criticità rispetto ai programmi di bonifica del Mar Piccolo e di valorizzazione delle attività produttive locali compatibili con l’ambiente”: è il commento che arriva dalla Confcommercio di Taranto.

“La rimozione del relitto, ormai semi affondato, è infatti parte di un’azione di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione del Mar Piccolo, anche se non prevista nei programmi iniziali del Commissario per le bonifiche – si legge nel comunicato dell’ente -. L’intervento è stato infatti programmato a seguito di un percorso di confronto con lerappresentanze della filiera locale della mitilicoltura e pesca, ed il Comune di Taranto, dove è emersa la forte criticità di questa struttura in disuso e pericolosamente invadente rispetto ai percorsi di rilancio del settore della mitilicoltura e pesca. Oggi, la rimozione del manufatto rappresenta una delle tappe importanti dei programmi di valorizzazione della mitilicoltura tarantina”.

“L’area – in via delle Fornaci – dove attualmente è ubicata la struttura galleggiante, è quanto mai strategica poichéliberata dall’ingombrante relitto diverrà uno dei punti di sbarco ad uso del settore ittico. Dunque, grande attesa da parte della marineria tarantina che in queste settimane vive giorni di angoscia per il calo delle vendite dei prodotti ittici determinate dalla pandemia Covid che purtroppo non ha risparmiato il settore della pesca e della mitilicoltura” prosegue la nota.

“L’avvio delle operazioni di rimozione, in queste ore critiche, rappresenta – commenta il presidente di Confcommercio Taranto, Leonardo Giangrande – un segnale di grande speranza per il futuro dei lavoratori del mare  che attendono risposte concrete che valorizzino, come realmente merita, la unicità delle produzioni mitilicole tarantine e l’intera filiera della pesca”.

“La Commissaria per le Bonifiche, Vera Corbelli, recependo le attese e le pressioni delle categorie del settore, si è fatta interprete di una aspettativa alla quale ha offerto una risposta reale che può aprire la strada ad un cambiamento. L’affondamento del mercato ittico era un po’ il simbolo di una sconfitta di un settore a lungo trascurato; oggi possiamo dire che rimuovendo il relitto potremo finalmente voltare pagina su un futuro prossimo fatto di  condizioni adeguate di lavoro per la filiera ittica  ed in particolare per il  settore della mitilicoltura jonica. Il crono-programma dei lavori prevede il completamente delle attività in 300 giorni, possiamo però iniziare a  programmare la  seconda fase post rimozione, che vedrà la realizzazione  di un punto di sbarco moderno ed attrezzato come previsto dalle normative comunitarie, obiettivo che ci vedrà lavorare d’intesa con il Commissario straordinario per le Bonifiche e l’Amministrazione comunale, che già in queste ore – attraverso l’Assessorato allo Sviluppo economico – si è molto attivata per velocizzare le procedure burocratiche preliminari per l’avvio delle operazioni di smantellamento” afferma ancora Giangrande.

“La attività di rimozione e lo smaltimento del relitto affidata – con gara – dal Commissario straordinario per la Bonifica di Taranto, alla R.T.I. Serveco srl, dopo una serie di attività burocratiche preliminari condotte in sinergia con gli uffici tecnici del Comune di Taranto, è iniziata martedì scorso con i rilievi subacquei, ed andrà avanti sino a fine anno; presumibilmente, già fra due/tre mesi  si potrebbe procedere alla rimozione della grande piattaforma (22 mila tonnellate di ferro ed altri materiali), operazione complessa che richiederà l’uso di una soluzione tecnologia innovativa” concludono dalla Confcommercio.

Taranto-Bagnoli, i commissari si «alleano» per le bonifiche

 

22 maggio 2020 | 08:45

Certo a Bagnoli dopo quasi un trentennio di attesa la sfiducia è d’obbligo. Lo stesso ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, nel gennaio scorso, se la cavò con un pubblico «Scusate il ritardo». Promise le ruspe. E lavori conclusi in 4 anni.

Certo poi è arrivato il Covid e i tempi dell’eterna attesa di Bagnoli rischiano di allungarsi ancora. Ma volendo guardare al bicchiere mezzo pieno una buona notizia è l’«alleanza» tra commissari per le bonifiche. Quello di Bagnoli, Francesco Floro Flores e la collega di Taranto, Vera Corbelli. Entrambi impegnati nei siti inquinati dell’ex Italsider.
In un comunicato congiunto si sottolinea che «per la prima volta in Italia due commissari straordinari per le bonifiche avviano una collaborazione istituzionale per ottimizzare i percorsi tecnico-amministrativi, operativi e gestionali in corso a Taranto ed a Bagnoli-Coroglio, entrambi Siti di interesse nazionale (Sin) e aree di crisi ambientale per il livello di inquinamento dell’area e l’elevata compromissione delle matrici ambientali che determinano un elevato pericolo per la salute della collettività».

Ma come si concretizzerà l’intesa siglata per i prossimi tre anni? Da quanto si capisce attraverso uno scambio di esperienze operative, di pareri (non si esclude il ricorso ad esperti) e anzi viene citato esplicitamente la creazione di un gruppo di lavoro. Tra i due commissari vi sarà lo scambio di «indirizzi» per concretizzare le operazioni di bonifica e di rilancio dei due territori. L’accordo firmato mira probabilmente anche a evitare fughe di notizie: pone infatti vincoli di riservatezza sull’intera materia e sui documenti che i due commissari esamineranno e vincola entrambi a dare comunicazioni all’esterno solo su reciproca «autorizzazione scritta». Insomma i lavori di bonifica, sia su Taranto che su Bagnoli, vengono in qualche modo blindati. L’intenzione evidentemente è quella di evitare annunci che potrebbero rivelarsi controproducenti, soprattutto nel caso di Bagnoli per i ritardi accumulati. Verrà comunque approntato un Programma tecnico generale dove si stabiliranno le modalità operative. Si tenterà quindi di utilizzare le migliori pratiche in corso a Taranto per l’accelerazione del processo di ripristino ambientale a Bagnoli. Nella città portuale pugliese infatti il commissario Corbelli è riuscita quasi a dimezzare i tempi per la realizzazione degli interventi di bonifica, con il partenariato per l’innovazione e seguendo l’intero percorso: dalla progettazione alla realizzazione delle opere quasi tutte utilizzando il personale ministeriale. In questo modo si è avuto anche un sensibile contenimento dei costi. «L’accordo stipulato — spiega Vera Corbelli — è l’occasione per dare vita ad un confronto costante e ad una collaborazione sugli approcci tecnico-scientifici e gestionali, ad oggi individuati ed applicati in aree vaste, fortemente compromesse, quali quelle di Taranto e di Bagnoli, anche con il fine di fornire, a valle della bonifica, una “piattaforma” di riferimento per la rigenerazione ambientale. Collaborazione ed attività sinergica — aggiunge Corbelli — che consentiranno di trasformare processi di bonifica in opportunità di sviluppo e di investimenti, valorizzando ulteriormente i contributi forniti per l’ambientalizzazione dell’area di Taranto e di Bagnoli».

Dello stesso avviso Floro Flores: «Credo che l’accordo sia fondamentale per portare a fattore comune grandi e complesse esperienze maturate nell’ambito di bonifiche di aree complesse, per dimensione, per varietà di tipologie inquinanti e perché inerenti ad aree sia terrestri che marino-costiere — afferma— La mia idea e quella del Commissario Corbelli è quella di integrare competenze scientifiche in grado di elaborare best practice, da applicare in futuro anche su siti regionali, fondate sulle migliori tecniche disponibili e che generino risparmi economici».

A Bagnoli si apre così un’altra pagina, sperando che ne manchino pochissime alla fine.

Il progetto ‘Verde Amico‘, finalizzato all’attuazione di interventi e misure volte alla bonifica leggera,riqualificazione ed ambientalizzazione del Mar Piccolo, delle aree ad esso contermini, nonché dell’area dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale anche mediante la formazione e il reimpiego di lavoratori provenienti dalla fallita società in house della Provincia di Taranto IsolaVerde (o anche regionali e/o dipendenti di società in house), ripartirà.

Anche se, al momento, soltanto per pochi mesi.

E’ la novità più importante e per certi aspetti anche inattesa, emersa quest’oggi al termine della call conference convocata dalla Task Force regionale presieduta da Leo Caroli, alla quale hanno preso parte i tecnici della struttura commissariale e lo stesso Commissario per le bonifiche Vera Corbelli, il Comune di Taranto con il sindaco Melucci, il vicesindaco Castronovi e l’assessore all’Ambiente Viggiano, la società in house del comune Infrataras, il sindaco di Statte, la provincia di Taranto, per la Regione Puglia l’assessore allo Sviluppo economico Mino Borracino, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, i sindacati di categoria Filacms Cgil, Fisascati Cisl, Uiltucs e i Cobas.

La ripresa delle attività sarà possibile grazie al fatto che il Commissario straordinario Vera Corbelli ha deciso di assumersi la responsabilità di utilizzare le risorse precedentemente stanziate, nonostante il ministero dell’Ambiente lo scorso febbraio abbia intimato al Commissario di fermarsi in quanto, secondo l’interpretazione ministeriale dell’accordo del luglio 2012 (“Protocollo d’intesa per interventi urgenti di bonifica ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto”), le risorse in dotazione alla struttura commissariale erano state destinate per operazioni di bonifica di altra natura. Successivamente il ministero, pur confermando la sua posizione, ha di fatto lasciato “libera” la Corbelli di prendersi la responsabilità di utilizzare tali risorse per il progetto ‘Verde Amico‘.

Questo comporterà la ripresa dei lavori per una durata complessivia di non più di 4-5 mesi. Non subito però. Come si ricorderà, i 145 lavoratori ex ‘Isola Verde’ (la società partecipata della Provincia fallita anni addietro dopo una vertenza drammatica e lunghissima) sono stati licenziati lo scorso mese dalla società in house del Comune di Taranto, la Infrataras, da cui erano stati assunti per effettuare i lavori previsti dal progetto ‘Verde Amico’. Adesso dunque ci sarà bisogno di un nuovo tavolo in Prefettura, che ripeterà la stessa procedura utilizzata la prima volta: questo significa che Infrataras dovrà nuovamente assumere quei lavoratori che godranno di un canale preferenziale, in quanto si tratta di utilizzarli per lo stesso progetto per cui erano stati assunti e formati la prima volta.

Secondo le previsioni il tutto potrebbe concludersi entro un mese, in modo tale da far riprendere i lavori presumibilmente per luglio e portarli sino a novembre-dicembre. Il tutto, è bene ricordarlo, solo e soltanto grazie alle risorse messe a disposizione dalla struttura commissariale gestita dalla Corbelli.

Si tratterà di riprendere le attività della Fase 2 del progetto, che però non sarà completata. Terminata la Fase 1, la fase 2 del progetto (della durata di 9 mesi suddivisi in 3 trimestri), ha visto il completamento delle le attività della Fase 2.1: ovvero la realizzazione di attività di bonifica leggera con rimozione di rifiuti, nelle seguenti aree:· sponde Mar Piccolo (area antistante Ponte Punta Penna e parco Cimmino); litorale zona Lama-San Vito; Parco Archeologico delle Mura Greche; area limitrofa plesso scolastico scuola “Gabelli”, area di ingresso al Quartiere “Paolo VI”. Restano quindi in essere le FASI 2.2 e 2.3.

Quale prospettive per il futuro?

Durante la call conference è però emerso il vero punto di tutta la questione. E cioè che bisogna trovare il modo di far diventare questo progetto (che ricordiamo la Corbelli e la sua struttura si sono inventati di sana pianta tanto da diventare un modello ed un esempio che sarà replicato anche in Campania a Bagnoli) strutturale: perché è chiaro che non si potrà continuare con le sole risorse del Commissario all’infinito. Anzi, non si potrà già a partire dal prossimo anno.

Per questo la Corbelli ha esortato gli enti istituzionali presenti a far sì che ciò sia realizzabile attraverso proposte e progetti concreti. Ma anche oggi dal Comune di Taranto e della Provincia la risposta è stata un silenzio totale. Non un segnale confortante. E che lascia alquanto a desiderare.

E’ stata quindi riproposta la possibilità di impiegare i lavoratori nel comune di Statte, che rientra nel SIN di Taranto a cui furono destinate le risorse per le bonifiche. Il problema da risolvere è in questo caso burocratico: la società in house Infrataras, per statuto, può operare soltanto in territorio comunale. A dare una mano in questo caso sarà la task Force regionale, che si è offerta di aiutare la società nel tentativo di modificare il suo statuto e provare a far sì che possa prendere piede la possibilità di lavorare anche su Statte. Verrà anche valutata la possibilità che il Comune di Statte entri come socio nella società in house in questione.

Resta il mistero sul perché quando si svolsero i colloqui individuali con i lavoratori, a cui fu chiesta la possibilità di lavorare nei cantieri previsti per tutta l’area SIN, nessuno abbia fatto presente alla struttura commissariale la particolarità dello statuto della società in house Infrataras che ha assunto i lavoratori.

Società in house del Comune che è stata invitata anche a completare tutto l’iter burocratico per consentire alla struttura commissariale di liquidare le somme spettanti ai 145 lavoratori.

La Regione Puglia invece, attraverso l’assessore regionale Borracino, ha avanzato la possibilità di reperire fondi per impiegare i lavoratori presso la strada Regionale 8. Che deve ancora essere completata, come tutti sanno, ma che nel prossimo futuro potrebbe essere un’area importante nella quale impiegare il personale di Infrataras.

Infine, si proverò anche attraverso il CIS di Taranto, a trovare qualche sbocco. Anche se questa strada al momento sembra la meno percorribile.

Le nostro conclusioni

Sul progetto ‘Verde Amico’ abbiamo già scritto a lungo. Così come sui tanti interessi, anche e soprattutto politici oltre che economici, che girano adesso più che mai intorno alle bonifiche e al CIS di Taranto. Che sono una parte importante del futuro economico e sociale di questo territorio.

Quanto accaduto oggi dimostra, ancora una volta, che tra i vari attori istituzionali c’è chi cerca in tutti i modi di portare avanti, con serietà e competenza, dei progetti per realizzarli e dare nuove prospettive a centinaia di lavoratori. Sopratutto dimostra quanto strumentali siano state tutte le polemiche rivolte negli anni alla Coberlli da parte di Comune e Regione.

E questo territorio di tutto ha bisogno tranne che di nuovi scontri istituzionali.

 

 

Estratti dalla Rassegna Stampa del Commissario per la Bonifica di Taranto