MAR PICCOLO

 

Il Mar Piccolo di Taranto, localizzato all’estremo settentrionale del golfo di Taranto, è un mare chiuso costituito da due insenature di forma più o meno ellittica denominate Primo e Secondo Seno. L’accesso al Mar Piccolo dal Mar Grande avviene attraverso il canale di Porta Napoli e il canale Navigabile. Nel sistema costa-mare del Mar Piccolo assumono notevole importanza le sorgenti di cui si possono rinvenire due tipi distinti: alcune caratterizzate da portate irrilevanti che traggono origine dalle falde superficiali, altre direttamente connesse alla falda acquifera di base. Da depressioni dei fondali di entrambi i seni, sgorgano sorgenti sottomarine chiamate localmente citri.

Per il Mar Piccolo è stato necessario rivedere tutta l’impostazione del lavoro per il quale si era scelto (cabina di regia) di procedere ad una gara ad evidenza internazionale. Considerate le problematiche e fragilità dell’ecosistema in parola, le attività di mitilicoltura presenti e le richieste avanzate negli anni dalle stesse associazione dei pescatori, si è voluto ripartire con un percorso tecnico scientifico giuridico amministrativo adeguato che, nel rispetto: del sistema fisico, della tutela delle biocenosi, della garanzia degli usi legittimi, potesse fornire risposte, in termini di interventi (materiali ed immateriali), sostenibili. Infatti, l’intero bacino di Mar Piccolo è caratterizzato da una peculiare biodiversità sia vegetale che animale, composta per la maggior parte da macroalghe nitrofile e organismi filtratori che ben si adattano al regime trofico di tale bacino. All’interno del bacino va anche segnalata la presenza di specie protette secondo il protocollo SPA/BIO (Convenzione di Barcellona). Varie sono le pressioni che da anni pesano sull’intero ecosistema del Mar Piccolo: dal consumo di costa naturale, all’abbandono di rifiuti dispersi o ingombranti, l’aumento di sostanze eutrofizzanti, lo sconvolgimento dell’idrodinamismo delle correnti, l’immissione di sostanze inquinanti.

La diagnosi dello stato di degrado di un sistema ambientale complesso, dinamico e contaminato come il Mar Piccolo di Taranto, e la conseguente scelta delle strategie di intervento per la sua messa in sicurezza, non possono prescindere dalla conoscenza ed adozione di tutte le metodologie di valutazione del rischio sanitario/ambientale. Quest’ultima richiede studi multidisciplinari sinergici, volti alla caratterizzazione dei processi accoppiati geo-chemo-idro-meccanici attivi nel deposito di sedimenti e nella colonna d’acqua che sommerge il deposito (matrice ambientale del sito), e di studi eco-tossicologici, volti all’identificazione del danno per gli organismi viventi, potenzialmente generato dalla matrice ambientale contaminata.

Alla luce di quanto sopra sono state definite le seguenti misure:

a) Bonifica e riqualificazione ambientale delle sponde e delle aree contermini.

b) Rimozione sostenibile e smaltimento dei materiali di natura antropica presenti sul fondale

c) Bonifica degli ordigni e dei residuati bellici.

d) Interventi per la mitigazione degli impatti derivanti dagli scarichi.

e) Interventi per l’abbattimento delle fonti di contaminazione provenienti dalla rete idrografica superficiale.

f) Interventi per l’abbattimento delle fonti di contaminazione da deflusso delle acque sotterranee.

g) Interventi per la bonifica e/o messa in sicurezza permanente dei sedimenti contaminati.

h) Rimozione Mercato Ittico Galleggiante.