Per omaggiare la Terra cominciamo a rispettare (e conoscere) la nostra terra

Taranto  22 aprile –  Oggi, 22 aprile, si celebra la giornata mondiale della Terra, ricorrenza arrivata ormai a festeggiare il cinquantesimo anno da quando, nel 1970 appunto, il New York Times pubblicò a tutta pagina un annuncio per sottolineare come fosse giunto il momento di dedicare un giorno del calendario al nostro pianeta. Il tema centrale di quest’anno per l’Earth Day è il clima.

Nata prevalentemente come lotta contro l’inquinamento l’iniziativa ebbe una elevata risonanza e riuscì a coinvolgere oltre venti milioni di persone. In America portò alla emanazione di diversi leggi per l’ambiente come il Clean Water Act per la qualità dell’acqua e l’Endangered Species Act, volta a preservare le specie in pericolo di estinzione.

La scienza ci dice che la crisi ambientale e climatica che stiamo vivendo è figlia di logiche di produzione e consumo distorte che seguono ritmi inconciliabili con i cicli naturali. La pandemia in corso, se da un lato ha mostrato la scarsa capacità del sistema economico e sociale di reagire ad uno shock improvviso, dall’altra ha lasciato intravedere le potenzialità di nuove modalità di interazione, di comunicazione e di lavoro. Questa fase di crisi può e deve aprire le porte ad un processo cambiamento. L’innovazione è chiamata ad essere strumento principale di questo cambiamento, un’innovazione che deve rimettere al centro l’uomo per non risultare fine a sé stessa.

L’attuale emergenza sanitaria globale, oltre a mettere in ginocchio le economie e le società dell’intero pianeta ha reso lampante la stretta connessione tra la fragilità dell’ambiente e la salute umana.

A distanza di cinquant’anni dalla prima celebrazione dedicata alla Terra, e con una situazione decisamente peggiorata rispetto ad allora, vale la pena ricordare di avere maggiore consapevolezza del pianeta su cui tutti siamo ospiti di passaggio, visto che, molto spesso, sembriamo dimenticarcene con troppa facilità.

“Mai come ora, c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”. (Papa Francesco)

Prima dell’inizio della sfida globale al coronavirus, in molti avevano sentito l’esigenza di rimettere al centro dell’attenzione il tema dell’educazione, poiché è necessario immaginare un nuovo modo di stare insieme, di collaborare, di proteggere i più fragili. Era già diffusa la consapevolezza che il vero cambiamento aveva necessità del contributo di tutti, nessuno escluso e che quindi occorreva rimettere al centro la persona, favorire la creatività e la responsabilità, formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità. Occorre un nuovo patto educativo.

Sono tutte riflessioni che oggi ampliano la nostra capacità di ascolto in un modo quanto mai “silenzioso” perché il lockdown.

Ciascuno di noi può partecipare al cambiamento e renderlo possibile. Con questa consapevolezza abbiamo strutturato percorsi formativi per alunni delle scuole del quartiere Tamburi e per i docenti. Percorsi, realizzati in parallelo ad interventi strutturali sugli spazi per la didattica, per rafforzare la consapevolezza e la conoscenza sui “tesori” che ci circondano e che siamo chiamati a preservare. Ci siamo sforzati di immaginare “altri” percorsi di rigenerazione. Nuovi modelli. Più complessi e più efficaci. Anche le azioni poste in essere dal Commissario relative al monitoraggio delle acque superficiali, delle acque sotterranee, del suolo e del sottosuolo, fondate sull’analisi intima di tutti i fattori che concorrono allo sviluppo di un’alterazione ambientale, sono rivolte al benessere dell’ambiente e alla tutela della salute dell’uomo.

Poteva essere più comodo e veloce praticare le metodiche acquisite. Ma abbiamo preferito innovare. E tutte le volte che si sceglie un nuovo percorso e si innova si compie uno sforzo in più. È quello che tutti siamo chiamati a fare. Uno sforzo in più. Solo in questo modo inneschiamo un cambiamento forte e con benefici duraturi per le future generazioni.