Cenni storici

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Francesco Cassiano de Silva – 1703

La città di Taranto fu fondata quasi certamente nel 707 a.C. come colonia della Magna Grecia. Per la sua posizione strategica e per essere al centro del golfo omonimo, è sempre stata una città di “frontiera”: infatti, era l’unico porto sicuro dell’Italia meridionale nel punto più interno del Golfo, passaggio obbligato per i natanti che dall’Italia meridionale salpavano verso l’Oriente e viceversa.

Nonostante la successiva dominazione romana rimase città greca nella lingua, nei costumi e nella civiltà per altri tre secoli, sino ad essere completamente distrutta nel 209 a.c. sempre dai Romani.

Con la caduta dell’Impero Romano (476 d.C.), Taranto, rimasta un piccolo villaggio di pescatori indifeso, subì il dominio degli Ostrogoti e dei Bizantini che, nel 927 d.C., ricostruirono parte della città, oggi ancora visibile nel tessuto urbano più antico.

Nel 1063 divenne provincia normanna, beneficiando, come tutto il Mezzogiorno, della rinascita culturale che si ebbe grazie, appunto, ai Normanni e successivamente agli Svevi. In particolare, Federico II insignì del titolo di principe di Taranto suo figlio Manfredi, ma con la sua capitolazione la città entrò in un periodo buio che cessò quando, a metà del XVI secolo, passò definitivamente sotto il dominio spagnolo, durante il quale furono eseguite nuove opere di difesa, come le enormi fortificazioni che la resero una fortezza inespugnabile.

Nel 1734, passata ai Borbone con Carlo III, fu incorporata nel “Regno di Napoli e di Sicilia” e, in occasione dell’adesione alla Repubblica Partenopea, acquistò importanza quale base navale militare, per opera di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, che la dotarono di nuove fortificazioni, di caserme e di un Arsenale Militare. Subito dopo l’incorporazione di Taranto nel Regno d’Italia, alcuni illustri tarantini, fra i quali Cataldo Nitti e Nicola Mignogna, si adoperarono per la valorizzazione di Taranto dal punto di vista militare e marino.

Nel 1882 fu dato inizio alla costruzione, per volere del Parlamento Italiano, dell’Arsenale militare, che fu

inaugurato il 21 agosto 1886. In seguito, la città visse intensamente i grandi eventi della Patria, quando vide collaudate le sue attrezzature militari. Il mare, oltre ad essere sede dei cantieri navali per le forniture di tipo militare, parallelamente era sede della molluschicoltura praticata nel Mar Piccolo, che produceva, tra fine ‘800 e inizio ‘900, 20-30 milioni di ostriche e 10-20.000 quintali di mitili (1.) .

L’arsenale ebbe un ruolo “chiave” nello sviluppo cittadino, in quanto nacquero diverse strutture “satelliti” militari e la sistemazione urbanistica mutò in maniera sostanziale, accogliendo i lavoratori e quindi implementando il numero degli alloggi, che da abitazioni di pescatori spesso diventarono vere e proprie caserme, adibite a dormitorio militare.

Nel 1914 la struttura industriale fu rafforzata dai Cantieri Navali Tosi, nati sull’onda della prospettiva bellica.

Nel 1923 la città divenne capoluogo di Provincia e fu dato il via alla creazione di strutture ed uffici adeguati. Il Duce, nel 1934 avviò un piano di risanamento della città vecchia, coincidente con una città in piena espansione (150.000 abitanti – 15° per popolazione in Italia), che di fatto modificò integralmente il tessuto originario cittadino, peggiorando l’aspetto sanitario;  le nuove strutture erano, infatti, delle insule edificate a non più di un metro di distanza (2.) .

Quando nel giugno del 1940 venne dichiarata la guerra, nel porto militare di Taranto, ubicato nel Mar Piccolo, si concentrarono tutte le navi della flotta del Paese, esposte però alle ricognizioni degli aerei nemici. Tant’è che la notte dell’11 novembre 1940, alcuni aerei inglesi bombardarono la flotta italiana, affondando e danneggiando numerose navi e le infrastrutture militari.

Dopo la ricostruzione seguita alla grande guerra, l’Arsenale Militare vide dimezzarsi la propria capacità produttiva, sino ad un triste declino.

La storia recente vede la città di Taranto scelta nel 1957 come sede degli stabilimenti industriali della società Italsider, con la grande possibilità di colmare il divario produttivo già molto forte in quegli anni tra il Nord e il Sud d’Italia, venendo a creare nuovi posti di lavoro per migliaia di operai.

(1.) G. Fenicia, Mercato ittico e amministrazione civica a Taranto tra 800 e 900 – Cacucci – 2011. 
(2.) A. Rinella – Oltre l’acciaio. Taranto problemi e progetti – Progedit – 2002.

La costruzione del quarto Centro Siderurgico Italiano (dopo Bagnoli, Piombino e Cornigliano), fu deliberata dal Comitato dei Ministri nel giugno del 1959; nella prima metà degli anni ’60 alcune grandi industrie ed una infinità di piccole imprese si insediarono:

Nel 1968 il CIPE deliberò il potenziamento e addirittura il raddoppio della capacità produttiva degli stabilimenti, che vennero a occupare un’area di 1500 ettari (più del doppio del nucleo cittadino), arrivando, nel 1976, a oltre 20.000 occupati e determinando un’espansione mai vista, sia in termini demografici che urbanistici.