Sin Taranto

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Print this page

SIN di Taranto

siti di interesse nazionale (Aree del territorio nazionale, classificate e riconosciute dallo Stato Italiano, che necessitano di interventi di bonifica del suolo, del sottosuolo e delle acque superficiali e sotterranee per evitare danni ambientali e sanitari) sono stati definiti in Italia con il decreto legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997 (1.)  e con la legge n.426 del 9 dicembre 1998 (2.).

Il decreto legislativo n. 22 del 1997, attribuisce al Ministro dell’ambiente (avvalendosi dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (ANPA) (3.), di concerto con i Ministri  dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della sanità, sentita  la  Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, il compito di definire i criteri generali per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati, nonché per la redazione dei progetti di bonifica.

Con il D.M. 471/99 “Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati”, il Ministero dell’Ambiente, così come dettato dal decreto legislativo n.22 del 5 Febbraio 1997, disciplina pertanto i suddetti criteri e stabilisce i principi direttivi per la individuazione dei siti inquinati di interesse nazionale.

Con Decreto del 10 gennaio 2000, il Ministero dell’ambiente ha approvato il perimetro del sito di interesse nazionale di Taranto e ne ha pubblicato la cartografica.


Area SIN allegata in scala 1:150.000 al Decreto 10 Gennaio 2000

Con successivo Decreto n. 468 del 18 settembre 2001, il Ministero dell’Ambiente e del Territorio ha approvato il Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati di interesse nazionale. Il suddetto programma, viste le perimetrazioni stabilite con i Decreti Ministeriali, definisce gli interventi prioritari e disciplina il concorso pubblico per la realizzazione degli interventi, individuando le fonti di finanziamento e stabilendo una prima ripartizione delle risorse disponibili per gli interventi prioritari.

Il sito di Taranto, compreso all’interno dell’area dichiarata ad “elevato rischio di crisi ambientale”, interessa una vasta area pianeggiante, prospiciente il golfo di Taranto, ove gli insediamenti industriali presenti influenzano pesantemente il quadro socioeconomico, ambientale e paesaggistico.

L’area perimetrata comprende:

        – Un polo industriale di rilevanti dimensioni, con grandi insediamenti produttivi, e differenti tipologie di aree;

        – Lo specchio di mare antistante l’area industriale comprensiva dell’area portuale (Mar Grande);

        – Alcune discariche;

        – Lo specchio marino rappresentato dal Mar Piccolo;

        – La Salina Grande;

        – Cave dismesse.

Le interferenze con l’ambiente prodotte dalle attività industriali sono di cospicua entità ed interessano tutti i comparti ambientali; le principali fonti di inquinamento sono rappresentate dalle industrie siderurgiche, petrolifere e cementiere nonché dall’Arsenale Militare.

Il comparto industriale è difatti caratterizzato dal più grande polo siderurgico italiano, l’ILVA, dalla raffineria ENI, dalla industria cementiera CEMENTIR e da industrie manifatturiere (situate prevalentemente nel comune di Taranto) di dimensioni medio-piccole.

Il porto di Taranto, che movimenta da 30 a 40 milioni di tonnellate di merci, ed i cantieri militari e civili presenti nell’area, costituisce un’attività industriale primaria, anch’essa a rilevante impatto ambientale.

Gli interventi inseriti nel Programma Nazionale di Bonifica dei siti inquinati di interesse nazionale, approvato con il D.M. 468 del 18 Settembre 2001 riguardano la bonifica ed il ripristino ambientale di aree industriali, di specchi marini (Mar Piccolo) e salmastri (Salina grande).

La superficie interessata dagli interventi di bonifica e ripristino ambientale è pari a circa 22,0 km2 (aree private), 10,0 km2 (aree pubbliche), 22,0 km2 (Mar Piccolo), 51,1 km2 (Mar Grande), 9,8 km2 (Salina Grande). Lo sviluppo costiero è di circa 17 km.

L’area di Taranto, con Decreto Legge 129/2012 (4.)  è infine stata riconosciuta quale area in situazione di crisi industriale complessa (5.)  (ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 27 del decreto-legge n. 83/2012) (6.).

(1.) Decreto di “Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio”. Provvedimento abrogato dal D.LGS. 3 Aprile 2006, n. 152
(2.) “Nuovi interventi in campo ambientale” (GU n.291 del 14-12-1998 )
(3.) Come aggiornamento della Legge n.426 del 1998
(4.) Decreto Legge n.129 del 7 Agosto 2012 convertito in LEGGE n.171 del 4 ottobre 2012
(5.) Art. 2 del D.L 129/2012
(6.). Decreto Legge n.83 del 22Giugno 2013 convertito con modificazioni, in Legge n.134 del 7 Agosto 2012