Sistema fisico ed ambientale

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I tratti del reticolo caratterizzati da questo morfotipo occupano comunque una aliquota sostanzialmente limitata dell’intero sviluppo longitudinale della rete fluviale.

I fiumi che rientrano in tale ambito sono i seguenti:

– il Lato, che nasce nella parte finale della lama di Castellaneta e convoglia le acque provenienti dalla Gravina di Castellaneta e dalla Gravina di Laterza;

– il Lenne che nasce in contrada la Giunta (torrente lama di Lenne) e dopo aver raccolto i tributi idraulici di una serie di incisioni con reticolo fortemente discontinuo, sfocia nel Golfo di Taranto;

– il canale Aiedda che drena i deflussi dei reticoli che si sviluppano in una estesa porzione dell’arco ionico-tarantino; questi partendo sia dai rilievi murgiani nel territorio di Martina Franca, sia dalle colline poste al margine orientale della piana di Grottaglie, tendono a convergere verso il settore orientale del Mar Piccolo ove collettori di ampia sezione le trasferiscono nello stesso mare;

– il Tara, che nasce in corrispondenza della Gravina di Leucaspide;

– il Galeso, di origine carsica, che sgorga da una sorgente situata in un laghetto tra Cavello e Statte, un citro profondo circa 13 m, e sfocia nel 1° seno del mar Piccolo;

– il Patemisco, che sorge nel territorio di Massafra (TA) e scorre sotto la Gravina della Madonna della Scala; sfocia nel Mar Grande di Taranto;

– il torrente Galaso, che nasce dal lago Bianco e sfocia nel golfo di Taranto nei pressi di Marina di Ginosa

– il Canale dei Cupi, che nasce a nord- ovest dell’abitato di Lizzano (Ta) per portarsi in direzione sud fino al mare dove sfocia avendo percorso circa 5 Km;

– il Canale Pezza dello Scorzone, che scorre nel territorio del comune di Lizzano.

Con particolare riferimento ai reticoli dei fiumi Lato, Lenne e del Canale Aiedda, sono stati realizzati ingenti interventi di bonifica e sistemazione idraulica dei tratti terminali, che non hanno tuttavia definitivamente risolto il problema delle frequenti esondazioni fluviali e del frequente interrimento delle foci, favorito anche della contemporanea azione di contrasto provocata dal moto ondoso. In alcuni tratti del litorale tarantino, in virtù delle relazioni che intercorrono fra livelli litologici a differente grado di permeabilità, le acque di falda presenti nel sottosuolo che sono alimentate per la natura prevalentemente carsica del territorio sotteso, affiorano in prossimità del litorale, ove danno origine sia alle risorgive sottomarine caratteristiche del Mar Piccolo, comunemente denominate “citri”, sia a veri e propri corsi d’acqua come il Tara e il Galeso.

Le specifiche tipologie idrogeomorfologiche che caratterizzano l’ambito sono essenzialmente quelle originate dai processi di modellamento fluviale e di versante, e in subordine quelle carsiche. Tra le prime spiccano per diffusione e percezione le valli fluvio-carsiche, localmente denominate “gravine”. Le morfologie aspre e scoscese delle pareti delle gravine hanno favorito il preservarsi della naturalità di detti siti, permettendo anche l’instaurarsi di popolamenti vegetali e animali caratteristici e a luoghi endemici.

Tra le seconde sono da annoverare forme legate a fenomeni di modellamento di versante a carattere regionale, come gli orli di terrazzi di origine marina o strutturale, tali da creare più o meno evidenti “balconate” sulle aree sottostanti, fonte di percezioni suggestive della morfologia dei luoghi.

L’entroterra tarantino, in particolare, annovera una serrata successione di terrazzamenti, alcuni aventi dislivelli anche significativi, che nel complesso e a grande scala disegnano un grande anfiteatro con centro in corrispondenza del Mar Grande di Taranto.

Tra gli elementi di criticità dell’ambito tarantino (arco ionico tarantino) sono da considerare le diverse tipologie di occupazione antropica delle forme legate all’idrografia superficiale, di quelle di versante e di quelle carsiche. Tali occupazioni (abitazioni, infrastrutture stradali, impianti, aree a servizi, aree a destinazione turistica, ecc), contribuiscono a frammentare la naturale continuità morfologica, e ad incrementare le condizioni di rischio idraulico.

A ciò si aggiunge la scarsa valorizzazione ambientale di importanti sorgenti costiere, come quelle del Tara, del Galeso e del Chidro, nell’intorno delle quali si rinvengono ambienti in cui la costante presenza di acqua dolce o salmastra in aree interne ha originato condizioni ottimali per lo sviluppo di ecosistemi ricchi di specie diversificate, e per la relativa fruizione ecoturistica.