Sistema urbano

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TARANTO


Il piano Regolatore di A. Calza Bini – 1954.

La città di Taranto è dotata di un piano regolatore generale redatto nel 1954 e modificato in forza della Variante Generale al P.R.G. (VGPRG), adottata con delibera di C.C. n. 324 del 9 settembre 1974, approvata dalla Regione Puglia con Decreto Presidenziale n. 421 del 20 marzo 1978 e, successivamente, adeguata alla L.R. (Puglia) 31 maggio 1980, n. 56.

In seguito, il P.R.G. ha subito un’ulteriore modifica con variante generale destinata a Piano per gli Insediamenti Produttivi approvata con Delibera di Giunta Regionale n°1036 del 02/03/1990.

Tale piano Regolatore ha visto nel diradamento edilizio e demografico l’unica soluzione al degrado ambientale del Borgo Antico. La realizzazione degli stabilimenti Italsider e la progressiva crescita demografica complessiva, hanno favorito la nascita della necessità di individuare nuovi borghi che, di fatto, andavano ammassandosi nella zona esterna all’antica cinta muraria, imponendo lo spostamento di molti nuclei familiari verso le nuove abitazioni del Borgo Nuovo, determinando lo spopolamento del’originario nucleo.

A causa della particolare conformazione del territorio, il nucleo urbano che costituisce la città di Taranto si è sviluppato prevalentemente verso Sud-Est, a partire dalla striscia di terra che divide il Mar Piccolo dal Mar Grande, con la conseguenza di aver dato alla città una caratteristica forma ad imbuto.


Attuale destinazione d’uso della città

A Nord Ovest del territorio comunale, nei pressi della zona industriale, si trovano il quartiere Tamburi (sviluppatosi in tempi più recenti, a partire dagli anni ’60, per soddisfare le esigenze abitative connesse alla creazione e al rapido sviluppo dell’area industriale tarantina) con Punta Rondinella che costituisce uno dei due punti estremi della costa bagnata dal Mar Grande, ed il porto mercantile, secondo in Italia per traffico di merci, localizzato sulla costa settentrionale dell’omonimo golfo.

Il quartiere Tamburi è collegato, tramite il Ponte di Porta Napoli, all’Isola che ospita il cuore del centro storico della città ed è, per questo, chiamata Città Vecchia. Il rione Tamburi prende il nome dall’acquedotto del Triglio, di epoca romana, che portava l’acqua potabile alla città ed emetteva un gorgoglio simile ad un rullio di tamburi. Gli albori del quartiere si hanno intorno alla prima metà del XVI secolo, quando iniziano i lavori di costruzione di archi per lo scorrimento delle acque dall’antico impianto. Tamburi cominciò a svilupparsi pienamente all’inizio del XX secolo ed i suoi abitanti erano soprattutto dipendenti delle Ferrovie, a ridosso proprio del quartiere, e dei vicini Cantieri Tosi. Quando negli anni 60 si decise la costruzione dell’Italsider esso era famoso per la salubrità del suo clima, tant’è che la scelta di costruire l’Ospedale “Testa” in quella zona fu dettata proprio dalle caratteristiche climatiche che favorivano la cura delle malattie polmonari. L’area su cui si avviava la costruzione del siderurgico era quella immediatamente a ridosso della Città e del quartiere Tamburi in particolare.

La città vecchia rappresenta, invece, la zona più antica di Taranto, dov’era ubicata l’acropoli della città greco-romana, ricca di piazze, edifici pubblici e templi.

Del suo antico splendore se ne può intuire ancora la bellezza in alcuni resti che la città conserva, come quelli dell’antico tempio dorico di epoca arcaica (VI secolo a.C.), noto come tempio di Poseidone, quelli della cinta muraria della città, di epoca classica (V secolo a.C.), o ancora quelli dell’acquedotto romano del Triglio (II secolo a.C.).

La città, in virtù della sua peculiare stratificazione storica, è ricca di preziose testimonianze delle diverse civiltà che l’hanno attraversata: bizantina, normanna, angioina, aragonese, napoleonica.

All’epoca medievale risalgono il monumentale Duomo di San Cataldo (XI secolo), la più antica cattedrale della Puglia, e il complesso di San Domenico Maggiore, (inizi del XIV secolo), formato dalla chiesa e dall’annesso convento, oggi sede della Soprintendenza Archeologica della Puglia.

Documento dell’antica struttura difensiva della città è l’imponente Castello Aragonese eretto nel XV secolo per volere di Ferdinando II d’Aragona, trasformando la struttura originaria del fortilizio bizantino con l’innalzamento dei massicci torrioni cilindrici.

Tra i monumenti civili più importanti della città si annoverano i sontuosi palazzi nobiliari settecenteschi, quali Palazzo De Beaumont (dotato di una splendida area ipogea a 14 metri di profondità sotto il livello stradale), Palazzo Galeota, Palazzo Amati, Palazzo Pantaleo, e l’ottocentesco Palazzo di Città, sede del Municipio di Taranto.

Discorso diverso merita il secolare insediamento militare tarantino la cui espansione era già prevista nel PRG del 54: l’arsenale occupa 3 Km della sponda meridionale del Mar Piccolo, circa il 10%, e insiste su un’area di 90 ettari, di cui 70 scoperti; la struttura è completata da 4,5 Km di banchine sempre sulla sponda meridionale, 7 bacini di cui 5 galleggianti, oltre a 3 km di muri di cinta alti 7 metri.

Come detto, l’area di espansione dell’arsenale era già prevista in quanto, già nel dopoguerra, si avvertì l’esigenza di trasferire in Mar Grande la Stazione Navale, sia per assicurare una maggiore mobilità alla flotta, sia per ridurre l’impatto che l’apertura del ponte girevole aveva sulla città; pertanto, nel 2004 fu inaugurata la stazione navale affacciante direttamente sul Mar grande con una estensione di oltre 60 ettari e uno sviluppo di oltre 2 km di banchine, relegando la vecchia stazione ad attracco di navi in disarmo e di unità marine necessitanti di lavori.

Infine, la vocazione di supporto “militare” della città è sottolineata anche dalla presenza della Scuola Sottufficiali della Marina Militare e la Scuola volontari di Truppa dell’Aereonautica militare che insistono in numerosi edifici collocati a ridosso del Mare Piccolo con una estensione di 32 ettari quella militare e 52 ettari quella dell’aeronautica.

STATTE


Gravina di Leucaspide

Statte, ex frazione del comune di Taranto, in seguito ad un referendum plebiscitario del 7 e 8 giugno 1992 raggiunge l’autonomia amministrativa, diventando autonoma ufficialmente dal 1º maggio 1993 ed è, quindi, il più giovane comune della provincia, con un numero di abitanti pari a 14.194 (censimento del 2011).

Il nome del comune deriva probabilmente da un ufficiale romano “Statius”, oppure dal verbo latino “stare”, per arrivare a “statio” con il significato di residenza; infine nell’alto medioevo si sarebbe giunti per influenza della lingua germanica alla voce “Statte” usato dal ‘700 in poi.

L’abitato di Statte sorge sui primi contrafforti della premurgia tarantina. Il nucleo propriamente “storico” della cittadina occupa una “lama” (piccola gravina) detta “Canale della zingara”; questo antico agglomerato di abitazioni è scavato nella roccia, formando numerose grotte, tuttora abitate.

Il filo conduttore della storia di questo territorio è rappresentato dalle gravine e dalle grotte.

Si è concordi nel ritenere, infatti, che dopo secoli di abbandono delle campagne, queste furono ripopolate in seguito alla distruzione di Taranto avvenuta nel 927 ad opera dei Saraceni; in tale occasione molte famiglie tarantine trovarono un rifugio sicuro nelle grotte naturali delle gravine e dei canali. Fu ripopolato il Canale della Zingara (le grotte) e la zona della cappella rurale di S.Michele. I reperti del neolitico rinvenuti in alcune zone di territorio testimoniano la presenza di insediamenti umani primitivi vissuti nella gravina di Leucaspide.

Il “centro storico”, più recente (sorto nei primi decenni del secolo XX), occupa alcune “lame” sul fianco sud di una collinetta, detta “collina ridente”; una di queste lame attraversa Statte da Nord a Sud (l’attuale Corso Vittorio Emanuele). I nuovi insediamenti hanno risentito della massiccia e non controllata espansione edilizia degli anni 60′, 70′ e 80′, causata principalmente dalla mancanza di piani regolatori in grado di soddisfare le esigenze abitative di un comune che in pochi anni ha triplicato il numero dei propri abitanti (per lo più dipendenti della grande industria).

La numerosa presenza di gravine e lame ha fatto inserire Statte nel Parco Regionale “terre delle gravine” (il 50% del territorio comunale rientra nel citato parco).

Lo strumento di pianificazione urbanistica vigente è rappresentato dal PUG, Piano Urbanistico Generale “previsioni strutturali” (PUG/S), approvato definitivamente dalla Giunta Regionale con deliberazione del 03 agosto 2007, pubblicato sul BURP N°120/2007.

L’economia di Statte è ancora legata al reddito fisso derivante dai settori della siderurgia e della cantieristica navale.