Webinar | Il Mezzogiorno nello sviluppo del paese. Le bonifiche un’opera centrale per l’economia dei territori. “

“Il Mezzogiorno per uno sviluppo sostenibile. Le bonifiche un’opera centrale per l’economia dei territori”. È questo il tema del seminario in webinar che avrà luogo il prossimo 10 luglio , alle ore 16,30, promosso dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, dall’Area Metropolitana di Napoli, da CGIL, CISL, UIL di Taranto, su iniziativa del Comitato civico, CammiNaTA, organizzato da Sirio Marketing & Comunicazione.

Il webinar sarà seguibile ufficialmente sulla pagina sociale di CammINa-Ta all’indirizzo www.facebook.com/camminaTa20  nonché sulle diverse pagine istituzionali aderenti al webinar

Ad introdurre i lavori e condurre il seminario sarà Giancarlo Turi Uil Taranto.

Interverranno

Vera Corbelli  Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale  e Commissario Straordinario alla Bonifica di Taranto – Ambientalizzazione e  Rigenerazione:  Taranto città laboratorio nell’area del Mediteraneo

Francesco Jovino– Citta metropolitana di Napoli
” Piano strategico: declinazione di una strategia di co- pianificazione”

Terenzio Lo Martire Presidente Cammina-TA – Taranto
”Le possibili forme di aiuti finanziari per uno sviluppo sostenibile del territorio e del Mezzogiorno.

Adriano Giannola. Presidente Svimez – La ripresa del Paese passa per il Mezzogiorno

Giancarlo Turi, Uil Taranto.  – Azioni e strumenti  per lo sviluppo sostenibile del sistema area Vasta di Taranto.


La sostenibilità dei Territori non può che passare per la  riqualificazione ambientale. L’economia circolare, non ci sono più molti dubbi a riguardo, è uno dei modelli di sviluppo dei prossimi anni. Lo hanno capito da tempo diverse istituzioni delineando scenari e progetti concreti per i prossimi decenni: vanno in questa direzione, per esempio, l’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile e il framework Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite, il Pacchetto sull’Economia Circolare varato dalla UE e la proposta di decarbonizzazione al 2050 della Commissione Europea. L’economia circolare rappresenta un cambiamento di prospettiva “epocale” e, allo stesso tempo, un’opportunità sistemica di coniugare le esigenze di crescita sostenibile e di lotta allo spreco con quelle di competitività e innovazione.

L’Unione Europea valuta in 600 miliardi di euro all’anno la possibile riduzione dei costi industriali associabile alla prevenzione dei rifiuti, all’ecodesign e al riutilizzo dei materiali e stima in circa 700mila nuovi occupati l’effetto positivo della transizione verso modelli di business circolari. Numeri importanti, che superano la dicotomia percepita tra sostenibilità e crescita, da sempre il fattore critico che ha frenato la trasformazione del sistema produttivo verso modelli più sostenibili. Non è quindi un caso che questo tema sia oggetto di studio, per un protagonista dell’innovazione come Accenture, arrivata a definire un Sustainability Value Framework che identifica gli impatti dell’economia circolare sia sulla cosiddetta “top line” (nuovi prodotti legati alla sostenibilità e miglioramento del valore intangibile) che sulla “bottom line” (riduzione dei costi e miglioramento della gestione del rischio). L’opportunità di new business legata alla circolarità a livello globale vale, secondo gli esperti, qualcosa come 4,5 trilioni di dollari al 2030 ed è legata all’eliminazione delle diverse voci di spreco dell’economia lineare (risorse, cicli di vita, capacità e componenti di valore) attraverso l’introduzione di energia rinnovabile e materiali di natura biologica, la rigenerazione e l’erogazione di servizi per l’ottimizzazione e la condivisione delle risorse, l’incremento delle pratiche di riciclo e il recupero di energia.

Una nuova progettualità, che punta a incrementare del 25% il PIL e ridurre il divario Nord/Sud: coordinare pianificare ed implementare è il compito alto della politica che deve tener conto delle diverse peculiarità di ogni singolo Territorio, che non può prescindere da regìe superiori che devono essere al servizio delle diverse comunità e delle proprie caratteristiche intrinseche.

Perno imprescindibile per il rilancio del Paese Italia è il Mezzogiorno che deve essere l’elemento a cui ogni decisione deve fare riferimento, scrigno di economie connesse a sistemi produttivi e filiere diverse

Abbandonando gli abituali concetti localistici, bisogna guardare al futuro con una collaborazione ecosostenibile e condivisa, tenendo conto delle evoluzioni nazionali, internazionali e mondiali, della programmazione di scelte ormai divenute obbligatorie e impellenti così come tra l’altro stabilisce la stessa Agenda 2030.

Lo sviluppo  e il potenziamento delle filiere produttive esistenti e il lancio di nuove, il rilancio economico e il recupero funzionale del territorio, la creazione di nuovi posti di lavoro e, non ultima, una maggiore e consapevole sostenibilità ambientale in quella che oggi è una visione green, sono obiettivi che il Governo, a livello nazionale, e le realtà regionali e comunali, a livello locale, devono tenere presente e perseguire in maniera strutturata.

Un regolamento di attuazione che riduca la burocrazia e punti alla realizzazione delle zone a burocrazia zero, la nomina di una figura Commissariale di tutto il territorio meridionale in sinergia con le diverse entità territoriali comunali, nonché le associazioni sindacali e datoriali sono il giusto proseguo a tale esigenza, cosi come il CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo) prevede.

I tempi sono maturi per un progetto che veda al centro dell’attenzione la filiera Mare/Terra/Mare, in cui la migliore qualità del verde, la riqualificazione delle aree abbandonate e il relativo recupero, con nuove finalità di funzione, deve essere teso allo sviluppo della sostenibilità ambientale e delle economie connesse in un processo innovativo di smart city e di tecnologie ecosostenibili.

Come ricorda il Piano Strategico Metropolitano-  PSM 2.0: “Il contenimento del consumo di suolo e la rigenerazione urbana sono due temi fortemente legati, in quanto l’esigenza di attivare politiche di riqualificazione nasce soprattutto dal riconoscimento del territorio come bene comune e risorsa non rinnovabile e, come tale, da preservare. La riduzione del consumo di suolo è obiettivo primario della normativa europea, nazionale e regionale”.

In sintonia con l’obiettivo europeo che prevede l’azzeramento del consumo netto di suolo al 2050 e l’Agenda ONU che richiede lo sforzo di anticiparlo al 2030.  I tempi sono maturi per essere protagonisti del cambiamento ed attuarlo.